Un pallone di stracci, il profumo del caffè.

Sono un appassionato di calcio. Romano, e romanista cresciuto a Testaccio, figlio e nipote di gente che il calcio l’ha vissuto con la palla di stracci e l’appartenenza di quartiere. Sono storie che ormai non esistono più se non nel cuore di chi, come me, si commuove ancora a ricordare il sorriso del nonno la domenica pomeriggio, il profumo del caffè, gli sfottò con i laziali. Per me, come per molti altri, il calcio è ancora questo: calore, fratellanza, sorrisi, gioco, emozione. E sarà così per sempre, perchè è la mia storia, è casa mia, e sono cose che si possono condividere solamente con chi può e vuole capirle, inutile tentare con chi non sa, non c’era, ha altri ricordi e altre immagini nel cuore.

Tutto questo, purtroppo, ha solo marginalmente a che fare con ciò che è il calcio oggi, un cancro che non puoi estirpare da dentro perchè uccideresti con esso anche parte di ciò che sei. Per questo non faccio parte di quanti getterebbero via il bambino con l’acqua sporca, non faccio parte di quanti considerano “il calcio” tout cort come vero e complessivo problema. No, è inutile girarci intorno, finchè verrà concesso alle società di accettare questo comportamento da parte dei tifosi per paura di inimicarsi la loro fonte primaria di introito, il problema non si risolverà mai. Che il governo e il parlamento costringano le società a pagare pesantissime multe ogni singola volta che una testa di cazzo ultrà crea il benchè minimo problema alla civile convivenza. Lasciamo stare l’abolizione delle trasferte, la chiusura degli stadi, la sospensione del campionato. Multe PESANTISSIME any given sunday. A forza di menare una badilata sulla testa delle società ogni singola volta, il problema si risolverà. E finalmente potremo tornare a vivere il calcio per quello che è, e che nei miei occhi è sempre stato.

Una festa in famiglia. Una tazzina di caffè. Il mio quartiere. Mio nonno.

1 Comment

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  1. Si pensava con alcuni amici di fare una rimpatriata all’Olimpico, per goderci il caffè e il gelato al bar del Foro Italico e per scambiare quattro chiacchiere, oltre che per vedere la partita. Si pensava di portare con noi un bimbo di 7 anni che vorrebbe vedere la Lazio (difficile essere bambini laziali a Roma nel 2008;-)).
    Beh, se mai ne avessimo avuto bisogno, ciò che è successo ieri, una volta di più, ci invita a non andare.
    Grazie, bel post davvero.
    pierpa (laziale)

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