Tag: web 2.0

La malattia di Salvatore e la sua Cura Open Source

Anche per ragioni personali, sono rimasto molto colpito dalla vicenda di Salvatore Iaconesi, colpito da un tumore al cervello, che ha deciso di rendere pubblici in formato open data tutti i suoi dati clinici per ricevere contributi utili per la sua Cura Open Source. Mi colpisce profondamente il coraggio di mettere in condivisione a questo livello di dettaglio informazioni così sensibili, anche per la valenza – lasciatemi dire – “politica” della scelta.

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Le bozze di Agenda Digitale: un paio di dubbi

Ho dato una scorsa veloce al PDF delle bozze del decreto Agenda Digitale Italiana, rilasciato ieri da Techeconomy, la cui lettura approfondita non è ovviamente agevole senza confronto con le leggi che si propone di emendare, e senza essere avvezzi al linguaggio. Non entrando quindi troppo nel merito, e al netto di aspettative clamorose (continuo a pensare che è meglio mezzo passo avanti che sette indietro), mi pare si profili una particolare attenzione alla sburocratizzazione per la realizzazione di opere infrastrutturali, l’introduzione di nuovi (per noi) concetti relativi alla digitalizzazione scolastico/universitaria e sanitaria, e il sostegno a progetti di ricerca di interesse nazionale. Da qui all’attuazione il passo è tutto tranne che breve, ma tant’è: meglio mezzo passo, eccetera.

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Non è come sembra. La politica e i filtri della rete.

In questi giorno sto leggendo “The filter bubble” di Eli Pariser, già fondatore di Avaaz.org, la cui tesi è che l’introduzione della personalizzazione dei risultati di ricerca di Google, e i flussi di contenuti personalizzati di Facebook e Twitter, stanno delineando un’infosfera personale, filtrata e ristretta che potremmo non percepire come tale. Il rischio è che l’abitudine e la perdita di cognizione del filtro a monte ci restituiscano l’equazione realtà personalizzata = realtà reale. Se quindi dal lato broadcast la lettura dei quotidiani partigiani o il livellamento verso il basso delle tv generaliste escludono di fatto il confronto con idee nuove o semplicemente “altre”, dal lato crowdcasting l’ecosistema internet che si direbbe aperto per definizione rischia di essere così tagliato su misura da escludere idee e suggestioni alternative – con il rischio aggiuntivo di convincerci nel tempo che ciò che leggiamo sui “muri” dei nostri amici è tutto ciò che esiste e che c’è da sapere.

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8 modi per usare Twitter professionalmente

Anne Zelenka, si prende la briga di rispondere alle critiche di Mat Balez sull’effettivo valore di Twitter, compilando una lista di 8 modi per usarlo professionalmente. Si tratta di una lista assolutamente interessante e non pretestuosa (e poteva starci, siamo uomini di mondo e conosciamo il marketing 2.0), che illustra in modo lineare quanto sia diverso il senso di Twitter da quello di un IM o di qualsiasi altra piattaforma di blog, e forte la sua connotazione di driver fondamentale di quella zona grigia tra il personale e il professionale, che sembra diventare sempre più ampia e sempre più decisiva.
Alla fine, non mi pare di dire una bestialità (o sì?), se dico che se Linkedin fosse un IM, sarebbe Twitter… (oddio, c’ho detto)?

Leggete la Zelenka va, è meglio….. 🙂

Soldi alla politica e web 2.0

Da ProgrammableWeb scopro Follow the money, una interessantissima iniziativa web dell’Institute on Money in State Politics. Il sito oltre a tenere meritoriamente traccia dei contributi economici ai politici USA in tutti i 50 stati dell’unione e rendere tali dati facilmente ricercabili online, mette a disposizione di tutti queste preziose informazioni sotto forma di API. Cosa vuol dire per i profani? In sostanza, sfruttando questo meccanismo di interfacciamento, chiunque può sviluppare un sito che utilizzi questi dati in modo creativo, come fa Frappr con Google Maps o l’incredibile VirtualPlaces che propone un applicazione web che incrocia dati provenienti da Alexa, Amazon, FeedMap, Flickr, ecc. Ad esempio, incrociando Google Maps e Follow the Money, si possono creare mappe che mostrano i finanziamenti ai politici in forma visuale, oppure si possono sviluppare siti web dedicati a singoli candidati alle prossime elezioni, con trasparente esposizione dei nomi dei finanziatori, ecc.

Mi pare una operazione di straordinario valore, che mostra come il web 2.0 sia molto di più di qualche nuvoletta di tags e un po’ di grafica spartana fatta di titoli in Arial corpo 24; è soprattutto un insieme di tecnologie ed approcci che ci consegnano l’occasione di prendere l’enorme quantità di informazioni presenti su Internet e renderle socialmente significanti. Ve lo immaginate un sito del genere in Italia?