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Questo socialcoso non è un albergo

Com’era prevedibile, le controverse affermazioni del Presidente della Camera Laura Boldrini sulla necessità di una discussione senza tabù sul tema del controllo del web hanno scatenato nei giorni scorsi una “cavalleria pronta alla carica” (cit. Zambardino) che non riepilogherò perchè Fabio Chiusi l’ha già fatto molto bene. Aggiungerei solo l’odierna riflessione di Saviano su Repubblica, che merita la lettura comunque la si pensi.

A prescindere dalle questioni di diritto della rete, su cui altri si sono espressi molto meglio di come potrei far io, provo ad aggiungere qualche riflessione “geospaziale”.

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Non è come sembra. La politica e i filtri della rete.

In questi giorno sto leggendo “The filter bubble” di Eli Pariser, già fondatore di Avaaz.org, la cui tesi è che l’introduzione della personalizzazione dei risultati di ricerca di Google, e i flussi di contenuti personalizzati di Facebook e Twitter, stanno delineando un’infosfera personale, filtrata e ristretta che potremmo non percepire come tale. Il rischio è che l’abitudine e la perdita di cognizione del filtro a monte ci restituiscano l’equazione realtà personalizzata = realtà reale. Se quindi dal lato broadcast la lettura dei quotidiani partigiani o il livellamento verso il basso delle tv generaliste escludono di fatto il confronto con idee nuove o semplicemente “altre”, dal lato crowdcasting l’ecosistema internet che si direbbe aperto per definizione rischia di essere così tagliato su misura da escludere idee e suggestioni alternative – con il rischio aggiuntivo di convincerci nel tempo che ciò che leggiamo sui “muri” dei nostri amici è tutto ciò che esiste e che c’è da sapere.

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Naymz

Vedi quant’è brava Elena, io ricevo l’invito di Giovy ad iscrivermi Naymz, lo accetto, mi iscrivo e basta. Lei fa lo stesso, ma poi ci fa su un bel post. E vabbè, io ho smontato e rimontato un armadio, vale?

Comunque, Naymz potrebbe essere una valida alternativa a Linkedin, anche se francamente mi pare abbia un’apparenza un po’ fredda e cheap. Interessante il repscore, meccanismo di punteggio reputazione che cresce all’aumentare delle azioni virtuose dell’utente (banalmente, anche confermare l’email fa guadagnare punti), un po’ banali le premium features per le quali chiedono quasi 5$ al mese.

Per ora Linkedin mi pare inarrivabile. Vedremo.