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Ho dimenticato la mia vita

In questi quarant’anni ho fatto tante cose. Ho amato e sono stato amato, mi sono emozionato di fronte a mille cose, ho superato difficoltà che sembravano insormontabili, e attraversato tante rivoluzioni, personali e professionali. Una vita ricca, insomma.

Il problema è che non me la ricordo.

E non parlo di amnesia, mi ricordo come mi chiamo, dove abito, dove ho abitato, le mie esperienze professionali, i miei amori, le tantissime persone che ho conosciuto, una per una. Mi ricordo tanti stati d’animo di tanti momenti importanti. I volti, non ne dimentico uno. Ma non mi chiedete di raccontarvi una serata, una vacanza, un aneddoto, una conversazione. Di ciò che ricordo non conservo una memoria narrativa, quanto piuttosto fotografica, ed emotiva. A volte rimango basito quando vecchi amici mi collocano in epici racconti di cui conservo appena una cornice sfumata. In quei momenti penso che vorrei fare un viaggio a ritroso, ricontattando persone a cui ho voluto bene e che non vedo da anni, e farmi raccontare da loro la mia vita. Ecco, mi piacerebbe scrivere un diario all’indietro, compilandolo giorno per giorno con tutte le piccole storie, tutti i dettagli che ho dimenticato, e che mi hanno trasformato in ciò che sono oggi.

E mentre sto scrivendo, mi rendo conto di aver avuto una bella idea per un film. Che forse potrebbe finire con una scena in cui il protagonista guarda il diario che ha appena finito di scrivere, accenna un sorriso, e lo getta nel mare. E poi si avvia di spalle, con le mani in tasca, mentre scorrono i titoli di coda.

Porte che si chiudono

Chi mi conosce cominciava a chiedersi se l’avrei mai fatto, questo trasloco di cui parlo da tanto tempo ma che sembrava non concretizzarsi mai. Segni di un futuro da non voler vivere, forse, un procrastinare per non voler chiudere davvero una porta che ha significato così tanto nei miei ultimi tre anni e mezzo.

Ma quando tra ieri sera e stamattina ho cominciato a rimuovere libri dalla grande expedit, e vestiti dall’armadio, e quando ho firmato la richiesta di noleggio del furgone classe B per venerdi 7, la realtà di un passo non più rimandabile si è mostrata davanti ai miei occhi con tutto il retrogusto amaro che ti aspetti, ma non ti aspetti; venerdi sposterò le mie poche cose dalla casa di Testaccio alla nuova casa di Via Oderisi da Gubbio, e la porta sul mio passato recente, forse anche dolorosamente recente, si chiuderà definitivamente, insieme a tutte le altre porte chiuse su cose belle, anche molto belle, negli ultimi anni, mesi, giorni, ore, minuti.

E così, oggi ho scelto di lasciare passare un po’ di dolore, che non puoi sempre contrastare. A volte devi lasciargli fare la sua strada e i suoi danni, l’unico modo che esista al mondo di elaborare i propri lutti e uscirne un po’ più robusti. Per poi andare avanti, ancora più forti di prima.