Porte che si chiudono

Chi mi conosce cominciava a chiedersi se l’avrei mai fatto, questo trasloco di cui parlo da tanto tempo ma che sembrava non concretizzarsi mai. Segni di un futuro da non voler vivere, forse, un procrastinare per non voler chiudere davvero una porta che ha significato così tanto nei miei ultimi tre anni e mezzo.

Ma quando tra ieri sera e stamattina ho cominciato a rimuovere libri dalla grande expedit, e vestiti dall’armadio, e quando ho firmato la richiesta di noleggio del furgone classe B per venerdi 7, la realtà di un passo non più rimandabile si è mostrata davanti ai miei occhi con tutto il retrogusto amaro che ti aspetti, ma non ti aspetti; venerdi sposterò le mie poche cose dalla casa di Testaccio alla nuova casa di Via Oderisi da Gubbio, e la porta sul mio passato recente, forse anche dolorosamente recente, si chiuderà definitivamente, insieme a tutte le altre porte chiuse su cose belle, anche molto belle, negli ultimi anni, mesi, giorni, ore, minuti.

E così, oggi ho scelto di lasciare passare un po’ di dolore, che non puoi sempre contrastare. A volte devi lasciargli fare la sua strada e i suoi danni, l’unico modo che esista al mondo di elaborare i propri lutti e uscirne un po’ più robusti. Per poi andare avanti, ancora più forti di prima.

5 commenti

  1. 🙂 (dire che si chiude una porta e si apre un portone sarebbe scontato, per cui sto zitta)

  2. un abbraccio. forte.
    la nuova casa sara’ piena di tutta la vita e la bellezza che vorrai metterci dentro.
    perchè tu sei sempre lo stesso, e quello che ora ti sembra una perdita, domani potrebbe rivelarsi spazio da riempire con cose nuove e inaspettate.

  3. Nuova casa, nuova vita. E ti assicuro che è vero :-*

  4. ciao bell’uomo!
    ok, le cose belle te le hanno già scritto, quindi non ribadisco inutilmente.
    invece ti racconto che sto nel mezzo d’un trasloco pure io!! e che palle!! io non finirò mai di mettere nei cartoni le mie cose! vabbuò.
    ma è vero che nulla si crea né si distrugge, ma solo si trasforma – tranne una scatola di playmobil che devo aver perso nel 1988! – si tratta solo di avere il coraggio, per l’ennesima volta, di volersi mettere in gioco.
    ma so che se tu non lo facessi di tanto in tanto, ti sentiresti copletamente morto dentro.
    quindi hai fatto bene e viviti alla grande la nuova baracca!
    un abbraccione

  5. non far caso agli Orrori d’ortografia – con la tastiera son dislessico..

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