Franceschini o no….

E così, il PD ha un nuovo segretario. Si chiama Dario Franceschini, ha 50 anni compiuti l’anno scorso, viene dalla DC di sinistra (qualunque cosa questo voglia dire), ed è stato il vice di Veltroni dalla nascita del PD.
Oggi, all’assemblea nazionale dov’è stato eletto, ha fatto un discorso pieno di risposte precise alle precise domande che arrivano dagli (ex) elettori del PD. Un bel discorso, troppo per non sembrare un copione adatto all’occasione. Ora si vedrà se si trattava solo di parole, o se gli annunci corrisponderanno ai fatti. Io credo che questo partito non possa che riprendere una strada quasi ovvia, incredibilmente trascurata in questi due anni: una sana democrazia interna che preveda che le opinioni prevalenti, pur tenendo conto di quelle minoritarie, vengano interpretate dal segretario e dettino una linea chiara, con la quale naturalmente si può essere d’accordo oppure no. In un partito che deve ancora trovare una sua forma (pratica e politica) l’unanimismo di facciata, ovvero il tentativo maldestro di far contenti tutti, conduce inevitabilmente allo stallo, e s’è visto. Quindi, Franceschini o no, è ora che il segretario di questo partito decida una linea, e la persegua, per evitare di essere ostaggio di qualche soggetto.

In stallo, si precipita.

Qualcosa da dire o nulla da fare (sono stanco)

Così parla dei blog oggi Beppe Severgnini su RMC (via Gigicogo). E non che me ne freghi molto di commentare questa affermazione, ma improvvisamente mi ha fatto tornare la voglia di scrivere sul mio, di blog, abbandonato a se stesso da più di due mesi. Neanche il 2009 ho ancora inaugurato, per dire. I perchè sono tanti, per lo più irrilevanti al grosso di chi saltella per caso o per dolo su queste pagine. O forse no, forse semplicemente a volte le cose che ci circondano prendono il sopravvento, non solo sul nostro spaziotempo, ma anche nella nostra mente, dove a spazi più ampi corrisponde una maggiore fragilità.

Ma non è di questo che voglio parlare. Ho invece ripreso il blog per dire che sono stanco. Sono stanco della continua demistificazione di tutto. Ormai, in rete e non solo, la gara a chi è più cinico è diventata insostenibile. Tutto viene smerdato alla velocità della luce. Tutto chiama uno schieramento continuo. Ogni cosa ha subito il suo rovescio della medaglia, e immediatamente scatta la polarizzazione. Il superSI o il superNO. Parlo della politica, ma anche dei Mac, o dell’ultimo film di non-so-chi. Tutto si sta radicalizzando, ma è solo apparenza. E’ onanismo. A parole siamo tutti assassini, e se mi prendo un attimo per riflettere, sparisco nell’oblìo, travolto dalla dissennata velocità del rilancio continuo, come in crudele gioco d’azzardo senza tregua.

Ecco, rallentiamo, per dio. Lasciamo respirare le cose.

(scritto di getto e non riletto, ma senza fretta)

PslA 2008

Il bello del blog, sin dall’inizio, è sempre stato scrivere per se stessi e sperare che una piccola umanità imperfetta trovasse filacci delle proprie fragilità nelle proprie parole. Risonanza, si chiama. E non mi viene in mente una ragione più bella per vivere.
E anche quest’anno, come tutti gli anni dal 1875, il Sir ci delizia con il suo Post sotto l’albero, raccolta di deliri (72 quest’anno) scritti da individui che nell’era di facebook sono ancora in cerca di questa risonanza baloccandosi con un blog.
Rigorosamente in formato pdf, impaginato con Word e le sue orride clipart come da tradizione, il PslA merita il download, la stampa, e guarda un po’, persino la lettura.
Buon Natale a tutti.

I numeri del Romecamp su Cannocchiale TV

Quando ho avuto l’idea-suicidio di fare 4 dirette contemporanee più tutto il materiale ondemand in quasi simultanea dal Romecamp, mi sono detto da solo che forse si trattava di uno sforzo esagerato e forse anche eccessivo. Ma io sono fatto così, quando mi innamoro di un’idea difficilmente mi fermo. E quando ho visto i numeri, ho capito che l’idea non solo era interessante, ma anche oggettivamente vincente.

Per dirla in breve, nell’arco di 4 giorni abbiamo avuto 3000 visitatori unici, e 70.000 accessi complessivi ai video, naturalmente contando sia le dirette che tutti i singoli video on demand. E credo la chiave sia proprio questa: aver costruito una piccola coda lunga in un contesto già di nicchia, per cui, nei più di 80 clip prodotti in due giorni in un contesto sufficientemente generalista, davvero un notevole numero di persone ha trovato qualcosa di interessante da seguire, sia in diretta che ondemand.

Certo, alcune cose sono andate storte, abbiamo avuto qualche problema di encoding che ci ha costretto a rifare tutti gli interventi dell’aula 2, le inquadrature delle camere nelle singole aule sono spesso discutibili perchè lasciate non presidiate o nelle mani di volontari disponibili (grazie!) ma ovviamente poco preparati, ecc. ecc. Ma il sistema, sperimentato su un contenuto già di nicchia, funziona e interessa, e questo conferma la bontà della strada su cui, spesso in silenzio (ed è un peccato, e dobbiamo rimediare), dolmedia lavora e sperimenta già da tre anni: inventare nuovi format che vadano oltre la mera amplificazione audiovisiva su internet. Un buon lavoro, fatto con passione e tanto sacrificio, da un gruppo coeso, allegro e capace di faticare di brutto e sporcarsi le mani per far funzionare le cose.

Grazie a loro, e grazie a tutti coloro che credono nel nostro lavoro. (la foto su è di Lyonora)

UGC no, ma IDC forse si

Giovanni Calia produce una interessantissima analisi sullo User Generated Content, nella quale si dimostra che il contenuto bottom-up non è voluminoso e non è in grado di sostenersi da solo, mentre molto più ricco invece lo scambio di relazioni umane dimostrato dal volume di scambio su Facebook.
Condivido appieno l’analisi, ma provo a spingerla un passo più avanti.

Dice Giovanni, sulla scarsa monetizzazione dell’UGC: “La blogosfera italiana ne è un esempio lampante. A parte pochi rari casi, è un rincorrersi a vicenda”. Il caso italiano non può essere preso ad esempio: l’audience di lingua italiana è numericamente irrisoria e non giustifica code lunghe di alcun tipo, ed è quindi evidente che nel corso del tempo la produzione di contenuto si è stabilizzata (e non poteva che essere così) su una forma amatoriale, o funzionale ad obiettivi di visibilità nel settore social media. Qui c’è già un primo punto: in realtà ci sono diversi blogger o produttori indipendenti di contenuti in lingua inglese, che vivono onestamente producendo contenuti di varia natura. La vera domanda è: possiamo chiamare UGC questo contenuto? La risposta secondo me è NO. Questo contenuto, tanto per giocare con gli acronimi, preferisco chiamarlo IDC (independent disintermediated content)

L’IDC è contenuto di qualità, prodotto da individui competenti ed indipendenti, che saltano tutti i passi della catena produttiva e molti di quella distributiva, che conoscono le dinamiche dei media sociali, e che sanno monetizzare la propria produzione per ricavarne un income ragionevole, o comunque corrispondente al costo della produzione più un adeguato margine.

L’IDC non solo non è morto, ma gode di salute crescente per almeno un paio ragioni:

  • Ha un valore. Nonostante la democratizzazione dei mezzi di produzione di contenuto, i produttori di IDC sono pochi, e la qualità è generalmente medio alta. E’ vero che ancora si tratta di contenuti legati alla rete, e quindi piuttosto autoreferenziali, ma le cose stanno cominciando a cambiare e cambieranno rapidamente.
  • l’IDC è adatto sia a media mainstream e a social media, con livelli di disintermediazione diversi. Questo comporta una elevata monetizzabilità e un interessante bacino per gli editori mainstream, che possono far affidamento su qualità, continuità e professionalità a costi competitivi.
  • la sua natività sociale/digitale lo pone più avanti di contenuti i cui producer inseguono la rete. Questo è un vantaggio competitivo stabile, che può rafforzarsi col tempo. E’ molto più facile cambiare crafting e strategie distributive per un produttore di IDC, che per chi deve smuovere ogni volta una portaerei editoriale.

A suivre.

Mondi al limite

mondi al limite il 13 novembre uscirà in libreria “Mondi al Limite“, nove reportage d’autore sulle crisi invisibili che affliggono il sud del mondo. Dalla Thailandia alla Cambogia, dalla Somalia alla Repubblica Democratica del Congo, dal Brasile alla Colombia, dal Pakistan all’Italia, nove scrittori italiani (Baricco, Benni, Carofiglio, Covacich, Dazieri, Di Natale, Giordano, Pascale, Starnone) raccontano la realtà di alcune aree in cui opera Medici Senza Frontiere.

Il libro sarà presentato a Roma il 13 novembre (Teatro Capranica, ore 21). Per l’occasione saranno presenti gli autori, che si alterneranno sul palco e leggeranno alcuni passaggi dei loro racconti. Le letture saranno accompagnate da interviste video agli scrittori che racconteranno le emozioni vissute durante la loro visita ai progetti di MSF. Il progetto è ideato da Medici Senza Frontiere, e realizzato in collaborazione con Dolmedia, che cura la produzione dei video dell’evento, e la diretta online sul sito medicisenzafrontiere.it.

Se avete voglia di partecipare potete potete prenotare un posto in galleria, o contattarmi.

Obama effect


Barack Obama è dunque il 44° presidente degli USA, con una vittoria schiacciante che ci racconta quanto egli abbia saputo ispirare fiducia in un paese stanco della spirale di cinismo, speculazioni, guerre, ottusità politica in cui Bush l’ha trascinato in questi otto anni di mandato repubblicano.
Obama ha vinto perchè ha saputo comunicare realismo e sogno, solidità e grandi orizzonti, con un carisma che non si vedeva dai tempi di Kennedy in un simbolo così importante come il presidente degli Stati Uniti. Ed è proprio qui il punto, probabilmente.

Basta un po’ di consapevolezza della realtà per sapere che quest’uomo non sconfiggerà la fame nel mondo, non eliminerà le disuguaglianze sociali, non porterà pace e prosperità sulla terra. Non ci crediamo, e soprattutto diffidiamo di un deus ex machina (ancorchè illuminato) che metta tutto in ordine. Abbiamo invece certamente bisogno di un’onda nuova, che un forte simbolo come il presidente USA ha sempre rappresentato nella storia dell’umanità.

Obama, insieme allo staff di cui si circonderà, certamente farà scelte oculate, sapendo bene che gli interessi del suo paese coincidono con un atteggiamento meno aggressivo nei confronti del mondo; certamente avrà le necessarie risorse di autorevolezza per non ricorrere alla stolida autorità a cui ci siamo tristemente abituati negli ultimi otto anni; certamente valorizzerà interessi economici ben diversi da quelli di chi ha prosperato in questi tristi tempi di finanzismo estremo. Ma la speranza è che Obama possa soprattutto rappresentare un simbolo di riferimento, che contagi l’atmosfera culturale e sociale complessiva, mettendo in moto le mille leve che definiscono il volto di un epoca, e che creano le condizioni per un reale percorso di cambiamento.

Mutazioni Digitali, live

Oggi pomeriggio alle 18.30 dalla FNAC di Roma andrà in onda su Cannocchiale TV in diretta (e immediatamente dopo ondemand) la prima puntata di Mutazioni Digitali.

Nato come un evento pensato, voluto e organizzato da Marco Traferri e Antonio Pavolini, Mutazioni Digitali è stato trasformato in un format tv coprodotto con Cannocchiale TV. Si tratterà fondamentalmente di un esperimento: cercare di uscire un po’ dalla logica del convegno barboso, e rendere l’evento fruibile in diretta e on demand con attenzione alla qualità senza investimenti colossali. Faremo sicuramente qualche errore, la formula si raffinerà nel tempo, ma l’idea c’è, e con essa anche la giusta passione per realizzarla.

Se ne avete voglia, veniteci a trovare alla FNAC del centro commerciale di Porta di Roma, oppure seguiteci live sul canale Mutazioni Digitali di Cannocchiale TV dalle 18.30.

Fantasia Sostenibile

C’era un tempo in cui informatici e creativi erano due mondi in guerra permanente. Parlavano due lingue diverse, mangiavano e vestivano in modo diverso, si drogavano in modo diverso. Nel corso degli anni abbiamo assistito a due fenomeni molto importanti: l’accorciamento del gap fra questi due mondi, e il tardo avvicinamento di molti “filosofi” alla rete. Inutile dire che la portata del secondo accadimento ha completamente inficiato i timidi “passi di pace” fra informatici e creativi. Oggi ci troviamo quindi ad avere a che fare con centinaia di persone che, non conoscendo alcun meccanismo di rete, hanno scelto di trasformarsi in creativi, legittimati (a sentir loro) dalla semplicistica considerazione secondo la quale “si può avere qualsiasi idea, sicuramente esisterà la maniera tecnica di realizzarla”, seguita da “non si può fare? Eh beh, evidentemente non siete capaci o non capite cosa vogliamo”.

La questione è semplice, e la spiego con una metafora. Cosa succederebbe se un tale che sa tracciare tre righe con una matita improvvisamente si mettesse in testa di diventare architetto o designer di automobili? Nulla, nel senso che non troverebbe alcun orecchio ad ascoltarlo. E allora perchè la rete è piena di persone che chiacchierano, ma non conoscono e non vogliono conoscere la differenza tra un widget, l’HTML, un foglio stile, e un webservice? Ora, vogliamo non essere troppo tranchant, e accettare l’esistenza di “filosofi della rete” che si occupano di aspetti eminentemente teorici? Ok, facciamolo. Ma possiamo oggi accettare l’esistenza di progettisti internet che non conoscono gli strumenti del lavoro, o che non si impegnano quotidianamente nello studio delle novità tecniche (e non parlo di stupidi gadget), come appunto farebbe un architetto con nuovi materiali e nuove metodiche?

Introducing il concetto di Fantasia Sostenibile: credo in persone che inventano cose che si possono fare, perchè sanno come farle. Credo in persone che spingono la loro fantasia più avanti possibile, senza mai perdere di vista la concretezza del fare e del realizzare. Credo in persone che inventano cose che funzionano. Tutti possono sognare il teletrasporto, i viaggi interstellari in giornata, la macchina magica che stira i panni o il robot che legge nel pensiero e prepara la cena che vorresti. Ma questo non fa di costoro degli scienziati.

Braccato

La vicenda di Roberto Saviano, e il suo dubbio se lasciare l’italia per ritornare ad avere una vita, mi ha riportato alla mente un giorno di settembre dello scorso anno, quando ebbi la possibilità di incontrare, conoscere e intervistare Don Luigi Merola, ex parroco di Forcella che vive da anni sotto scorta per essersi schierato in prima linea contro la camorra. Di quella giornata, mi sono rimaste scolpite nell’anima due cose su tante: l’aspetto molto giovane (nonostante i 35 anni anagrafici e una vita non facile), e le parole calde e commosse dei due agenti della scorta, felici di vivere al servizio di un uomo coraggioso, e che tanto ha fatto per la sua gente.

In quella giornata ho sentito tutta la distanza tra la mia vita, di persona libera, che può permettersi di guardare la vita attraverso le lenti colorate di frivole leggerezze, e quella di quest’uomo più giovane di me ma molto più forte e robusto di me, che ha fatto una scelta di sudore, lacrime e odore acre di terra e di spazzatura. Non so se per Saviano è così, ma ho la sensazione che questo ragazzo stia affondando sotto il peso di questa dimensione in cui è costretto a vivere. Se andrà via dall’Italia per rifarsi una vita lasciandosi alle spalle questo tetro mondo di sangue, non lo penserò traditore.