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Monti, le pensioni e la User Experience del futuro

Ho cominciato a lavorare e versare contributi nel 1992. Tra alti e bassi e varie configurazioni (partita IVA, contratti a progetto, emolumenti da amministratore delegato, e INPS + ENPALS), nel 2012 avrò lavorato per vent’anni. Tra i nati negli anni intorno al ’69, il mio anno di nascita, mi considero fortunato per due ragioni: la prima è che ho cominciato a lavorare piuttosto presto rispetto alla media; la seconda è che ho seguito molto da vicino l’innovazione tecnologica (strumenti e processi), perchè è sempre stata parte integrante della mia attività professionale.

Perché la seconda ragione è importante?

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3 cose da fare in Italia, di corsa

Se per un attimo lasciamo da parte i messaggi ugualmente massimalisti, ad uso esclusivo dei titoli in corpo 40 dei giornali – “va tutto bene, i mercati non c’entrano con la politica”, “va tutto male, è colpa della casta” e via discorrendo – e se per un attimo spegnamo sia le agiografie minzoliniane, sia le drammatizzazioni sceneggiate e punteggiate dai violini di Daniel Bacalov, nel sommesso brusio del quotidiano dove dieci minuti sono dieci minuti, e 8 ore sono 8 ore (trascorse in fila alla posta, o a controllare i bonifici, o a litigare con un cliente, un capo, o un dipendente), la realtà la vediamo lì, proprio davanti ai nostri occhi. Il pasto nudo, lo chiamava Jack Kerouac suggerendo a William Burroughs il titolo della sua opera maggiore, “un attimo raggelato in cui ognuno vede quello che c’è in cima ad ogni forchetta”.

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Social TV e brand: sarà solo advertising?

(da PlayTheTV) La bellezza di Internet è la disintermediazione. Fin dagli anni ’90 aziende e brand interagiscono direttamente con consumatori, utenti e fan. Tutto è cominciato con email e siti web, poi sono arrivati i forum e le communities, ed ora è il tempo dei social media. Nulla è stato sostituito: abbiamo ancora i siti web corporate, abbiamo ancora la disseminazione e le conversazioni su forum tematici, ed ora abbiamo facebook, twitter e google+. Ma fin dall’inizio, i brand hanno esplorato creativamente nuovi modi di andare oltre banner e sponsorizzazioni, e di interagire senza intermediazione: hanno creato giochi in flash, fan forums, e pagine facebook, per testare nuovi paradigmi di conversazione, perchè hanno capito immediatamente che la visibilità sui media internet frequentati da milioni di visitatori è solamente il primo passo verso la loyalty degli utenti.

Come sappiamo, dopo il mondo mobile, internet sta penetrando nello schermo televisivo. Il paradigma della social tv come lo conosciamo ora è estremamente semplice: le persone guardano i loro show preferiti in tv, e interagiscono con altri che fanno la stessa cosa usando smartphone, tablets e notebook. Questa zona di interazione, presto sarà popolata di ads targetizzati ed interattivi. I broadcasters guadagneranno soldi, i brands traffico e conversioni, i consumatori godranno della tv interattiva sul loro second screen, in buona parte in modalità ancora da inventare. Ma anche questa volta, i brand cercheranno di andare oltre, alla ricerca di spazi di interazione disintermediata con i consumatori.

Ma in che modo i brand faranno social tv? In che modo sfrutteranno i nuovi paradigmi del second screen? Secondo me la risposta è semplice: Brand e aziende integreranno il second screen negli eventi corporate e promozionali live..

In effetti, sta già accadendo, ogni volta che consumatori e utenti usano twitter e facebook per condividere pensieri e opinioni durante eventi live. Quante persone usano un tablet o uno smartphone mentre partecipano ad un evento, o aprono altre finestre del browser mentre guardano uno stream live? I keynote di Steve Jobs sono probabilmente un ottimo esempio di di branded social tv basata su second screen, solo che non hanno ancora questo nome, e soprattutto non ci sono ancora strumenti per confezionarli in questo modo. Ma è questione di poco tempo…

Il centrodestra e il mago di OZ

Cè un aspetto che mi ha colpito nella reazione dei notabili del centro destra dopo la sonora scoppola elettorale, e provo a spiegarlo.

Negli anni di sostanziale dominio politico e culturale del giro Bossi-Berlusconi (cioè fino a ieri), ci è stato fatto intendere che il centrosinistra non era in grado di ascoltare la “pancia del paese”. Ve lo ricordate, no? Dicevano che il centrosinistra era ancora legato agli schemi ideologici novecenteschi, che la realtà era cambiata, che i bisogni del paese profondo erano diversi da quel che dell’altro lato si credeva e si intendeva. Una cultura politica post-ideologica, ci si disse, dove i vecchi schieramenti destra-sinistra non contavano più, dove le ricette passavano per l’interpretazione dei “bisogni del popolo”. E giù con le ronde, col fascismo economico spacciato per liberismo, con il velinismo come risposta al precariato, eccetera.

Passano gli anni, e si arriva alle Elezioni Amministrative 2011. Le elezioni locali, come si sa, sono il miglior termometro politico per misurare i mutamenti sociali in atto e “in nuce”, e i risultati li conosciamo tutti. Cosa è successo? E’ cambiato il sentire delle viscere degli italiani? Forse. Ma è lecito però anche un altro pensiero, che mettiamo in forma di domanda: sarà mica che il centrodestra ha cercato di convincerci tutti che il nostro vicino voleva arrostire i musulmani e i gay, un po’ come quando la polizia cerca di farti confessare dicendoti che il tuo compare lo ha già fatto? Bene, il dubbio ce lo hanno fugato gli stessi notabili del centrodestra, che a caldo dopo le elezioni si sono preoccupati di dire immediatamente che i cittadini “si pentiranno della loro decisione” e che “non hanno capito le cose che sono state fatte”. Una reazione scomposta, e niente affatto post-ideologica. Anzi.

Ora però, come si suol dire, il re è nudo, l’omuncolo è uscito dal mascherone come nel Mago di OZ, e abbiamo toccato con mano che nelle realtà locali, quelle dove la vita vissuta è più vicina a chi gestisce le redini della democrazia, esiste un’idea ampiamente maggioritaria di tolleranza, di rispetto reciproco e di bisogno di pacificazione che è funzionale al miglioramento della qualità della vita, e non è invece buonismo d’accatto per garantirsi un’indulgenza. E il centrodestra ha di fronte a se una scelta: o cambia politica, in ossequio al progetto originario di avere sintonia con la pancia del paese, oppure continua con l’approccio ideologico di sempre.

Social TV: il modello di Convore più adeguato di Miso?

(da PlayTheTV) – La popolare applicazione social tv Miso crescerà da check-in service a luogo di conversazione, come preanunciato dal CEO di Bazaar Labs Somrat Niyogi a Janko Roettgers su NewTeeVee di GigaOM. “Il check-in è soltanto l’inizio, una feature che aiuta la conversazione, ma non è il focus della conversazione”. Dobbiamo quindi aspettare è vedere come si concretizzerà la vision di una delle più promettenti app di Social TV.

Nel frattempo, ho avuto modo di testare un nuovo interessante servizio di nome Convore, non specificamente orientato alla Social TV, ma con un interessante modello, molto adatto alle necessità della Social TV.

Il modello di Convore è semplice: gli utenti si iscrivono a gruppi tematici, creano topics, e conversano in tempo reale. La web app è molto ben progettata, anche l’app per Iphone è ben fatta, ed è anche disponibile un buon set di API iniziale. Ma la cosa più importante è che la conversazione è intorno al topic, e non intorno al check-in del singolo utente. Questo significa, tradotto nel paradigma Social TV, che si può seguire il gruppo dello show, trovare l’episodio in corso o che stiamo guardando (il topic) e incontrare persone che guardano lo stesso episodio nello stesso nostro momento. Aggiungi un servizio di check-in che porti gli utenti direttamente all’episodio dello show che stanno guardando, ed ecco confezionata un’ottima applicazione per la Social TV.

Giovedi alle 9 di sera proverò a fare un test su Convore con la popolare trasmissione di RaiDue Annozero, e vediamo cosa ne viene fuori!

Tre pezzi di stoffa

Se vent’anni fa mi avessero detto che un giorno avrei guardato la bandiera dell’Italia con un piccolo, quasi impercettibile fremito di orgoglio, non ci avrei creduto. Non sono mai stato nazionalista, ho sempre creduto nel superamento dei confini geografici, politici, culturali, di quelle pesanti pareti dentro cui il nostro provincialismo ha prosperato, e continua a prosperare a tutto vantaggio di pochi speculatori. Ma ho da tempo fatto pace con le mie radici, e da tempo vivo una stancante condizione di amore per il paese in cui sono nato e cresciuto, misto a odio per una scatola di latta e cartone da cui non si riesce ad uscire (per incapacità, o forse per volontà).

È per questo che non guardo più con ostilità quei tre pezzi di stoffa verticali colorati, ed è per questo che ho ancora una pallida speranza di poter vedere gli abitanti di questo paese capire, una volta per tutte, che elevare a monarca la rappresentazione simbolica di tutte le nostre peggiori inclinazioni soltanto per giustificare la nostra indolenza, significa distruggere la nostra stessa vita quotidiana. Svegliamoci, santiddio. Altrimenti fra altri 150 anni non solo non ci sarà più l’italia, ma ci saremo divorati il fegato l’un l’altro.

Perchè YouTube potrebbe essere il miglior framework per le TV connesse, ma non lo è.

(Da PlayTheTV) Qual’è il più usato, conosciuto e implementato servizio internet video al mondo? Ok è facile: è YouTube. E’ un sito web dal 2005, ma è anche un servizio internet implementato in praticamente ogni dispositivo connesso dell’universo. . Si può trovare YouTube su Roku, Boxee, Apple TV, WDTV live, (quasi) tutti i lettori blu-ray e i TV connessi, vari decoder IPTV, ecc. Si potrebbe quindi pensare che YouTube sia il perfetto framework pervasivo per distribuire i contenuti video indipendenti (o dei propri clienti) su qualunque tv connesso. Ma ci sono un paio di ragioni per cui non è come dovrebbe (o potrebbe) essere: la mancanza della possibilità di sottoscrivere canali, e la carenza delle caratteristiche di condivisione.

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Una strategia di marketing per i brands basata sul video online

(da PlayTheTV) Ci sono opinioni secondo le quali la vera tv interattiva è di fatto soltanto su terminali mobili, perchè le app su tv sono complicate e difficili da trovare e usare, e l’attuale caos dei terminali non è d’aiuto. Questo può essere vero al momento, ma quando parliamo di definire un approccio per una strategia di marketing basata sul video online, non possiamo semplicemente ignorare un contesto in crescita che potrebbe avere una improvvisa accelerazione nei prossimi mesi. E’ quindi una buona idea iniziare ad affrontare terminali mobili e tv con una coerente user experience. Ecco quindi qualche consiglio – mi auguro utile – per iniziare.

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Condividere una clip da una diretta TV – Un concept

(Da PlayTheTV) Quante volte avete desiderato poter condividere una clip da un flusso video in diretta? Un’azione di una partita di calcio, o una battuta di un politico o di un attore? La vedi, ti piace, e vorresti poterla condividere immediatamente. Quello che segue non è niente di più di un proof-of-concept di come questa app potrebbe funzionare facilmente attraverso un semplice telecomando.
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Ottimizzare siti per Google TV

(da PlaytheTV) Google sta ancora cercando di definire identità e strategia di mercato della sua a try at defining its Google TV dopo che i principali broadcasters USA hanno bloccato l’accesso alle versioni online dei loro programmi, e lo specifico Android Market deve ancora essere lanciato (con alcuni rumours in circolazione). Google TVL’ipotesidi adozione di un processore ARM potrebbe essere un’ottima soluzione per tagliare il prezzo degli STB con Google TV installato, e per farne un completo device Android, ma nel frattempo Google tenta di “televisionizzare” il contenuto web lanciando il Google TV Web Site Optimization Resources, un completo toolbox per ottimizzare siti per la visione attraverso Google TV.

Il toolbox è semplice e ben fatto, con consigli, linee guida, esempi di codice e una ottima UI library per facilitare i web designers nella progettazione di una versione ottimizzata per Google TV del proprio sito. Non sono un grande fan del paradigma “web-alla-tv”. Continuo a pensare che qualunque strumento coinvolga una tastiera e la digitazione di URL rende l’esperienza troppo simile ad un limitato PC, essendo il “fattore divano” l’unico differenziale premiante. In ogni caso val la pena di tenere gli occhi su questo prodotto per capirne l’evoluzione, e magari intanto dare un’occhiata ai primi siti ottimizzati: il sito all news Al Jazeera e lo shop Net-a-porter.

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