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La malattia di Salvatore e la sua Cura Open Source

Anche per ragioni personali, sono rimasto molto colpito dalla vicenda di Salvatore Iaconesi, colpito da un tumore al cervello, che ha deciso di rendere pubblici in formato open data tutti i suoi dati clinici per ricevere contributi utili per la sua Cura Open Source. Mi colpisce profondamente il coraggio di mettere in condivisione a questo livello di dettaglio informazioni così sensibili, anche per la valenza – lasciatemi dire – “politica” della scelta.

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Le bozze di Agenda Digitale: un paio di dubbi

Ho dato una scorsa veloce al PDF delle bozze del decreto Agenda Digitale Italiana, rilasciato ieri da Techeconomy, la cui lettura approfondita non è ovviamente agevole senza confronto con le leggi che si propone di emendare, e senza essere avvezzi al linguaggio. Non entrando quindi troppo nel merito, e al netto di aspettative clamorose (continuo a pensare che è meglio mezzo passo avanti che sette indietro), mi pare si profili una particolare attenzione alla sburocratizzazione per la realizzazione di opere infrastrutturali, l’introduzione di nuovi (per noi) concetti relativi alla digitalizzazione scolastico/universitaria e sanitaria, e il sostegno a progetti di ricerca di interesse nazionale. Da qui all’attuazione il passo è tutto tranne che breve, ma tant’è: meglio mezzo passo, eccetera.

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Non è come sembra. La politica e i filtri della rete.

In questi giorno sto leggendo “The filter bubble” di Eli Pariser, già fondatore di Avaaz.org, la cui tesi è che l’introduzione della personalizzazione dei risultati di ricerca di Google, e i flussi di contenuti personalizzati di Facebook e Twitter, stanno delineando un’infosfera personale, filtrata e ristretta che potremmo non percepire come tale. Il rischio è che l’abitudine e la perdita di cognizione del filtro a monte ci restituiscano l’equazione realtà personalizzata = realtà reale. Se quindi dal lato broadcast la lettura dei quotidiani partigiani o il livellamento verso il basso delle tv generaliste escludono di fatto il confronto con idee nuove o semplicemente “altre”, dal lato crowdcasting l’ecosistema internet che si direbbe aperto per definizione rischia di essere così tagliato su misura da escludere idee e suggestioni alternative – con il rischio aggiuntivo di convincerci nel tempo che ciò che leggiamo sui “muri” dei nostri amici è tutto ciò che esiste e che c’è da sapere.

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Ciao Ale

Giro intorno a queste parole da tre giorni, da quando sabato pomeriggio Alessandro se n’è andato, terminando una sofferenza durata quindici lunghissimi anni.

Conoscevo Ale da quasi trent’anni, una vita intera, che non avrebbe senso condensare in poche parole che somiglierebbero a quegli epitaffi formali a cui non avrebbe potuto essere più allergico.

Alessandro doveva la sua forza e il suo coraggio soprattutto alla sua capacità innata di essere concentrato sulle cose e sulle persone che amava, ed è questo l’insegnamento più importante che la sua vicenda umana ha lasciato a me e a tutti coloro che gli erano vicini. E il modo migliore di ricordarlo, per me, sarà tenere a mente ogni giorno questo insegnamento.

Ciao Ale.

Alessandro, una storia italiana

Alessandro ha 45 anni, e da 15 combatte con un timoma. Una vita così avrebbe messo a dura prova chiunque, molti avrebbero mollato. Ma quando si ha passione per la vita, e per le tante cose belle che essa offre, non ci si rassegna mai. Questo è l’Alessandro che ho voluto raccontare in questo video.

Giornalismo e scarpe grosse

Nel giornalismo di oggi, è dopo aver scritto che bisogna cominciare a consumare le suole delle scarpe.

Non si può pensare di aver esaurito il proprio compito scrivendo, e bene, il proprio pezzo sulla carta e basta. Perché quel pezzo si trasforma, con la nostra firma, il nostro marchio, in un articolo geneticamente modificato che suscita interesse e discussione. Se noi non lo seguiamo, partecipando a nostra volta, discutendo con il pubblico della Rete, quel pezzo sarà un orfano editoriale che si rivolterà contro di noi o diventerà qualcos’altro, con la nostra firma o con il peso della nostra assenza.

Ferruccio De Bortoli, discorso ai giornalisti del Corriere

#IJF12, la nostra WebTV

Più di 250 video per un totale di circa 300 ore complessive, 20.000 accessi e quasi 7.000 visitatori unici, 20 fra operatori e tecnici divisi nelle 8 sale principali del Festival, oltre alla pianificazione e alla regia della diretta con Ezio Mauro via satellite per Repubblica TV, e il collegamento incrociato satellite/skype con Corradino Mineo e RaiNews 24. Questi i numeri della webtv del Festival del Giornalismo 2012, un risultato di Dolmedia di cui quest’anno vado particolarmente fiero.

Un grazie speciale va a Connexus per aver concretizzato fra mille difficoltà il folle progetto di mettere in rete gli apparati di produzione delle 8 sale del Festival (veramente una mission impossible), a Maria e Jacopo di Intervistato.com che hanno inventato le belle interviste realizzate nello studio della WebTV, al gruppo dei baresi di Dino Amenduni per il loro diario, alla IULM e i suoi format, all’instancabile Pierangelo Valente che ha gestito tutti gli apparati di produzione, e ai volontari del Festival coordinati da Lisa Miraldi che hanno prodotto – spero divertendosi – i 14 servizi sui partecipanti all’evento.

Ma il principale ringraziamento va a Arianna e Chris, che ogni anno mettono in piedi un evento di grandissima qualità culturale e umana, valorizzando e mettendo a sistema le straordinarie energie di tanti professionisti e di tanti giovani.