Non è vero che in rete le idee si misurano liberamente

Ho letto oggi un interessante pezzo di Granieri su Internet.Pro. Tema: il peso politico delle Rete e delle idee affidate ad essa. Il pezzo analizza il problema attraverso tre prospettive (o “suggestioni”, citando l’autore) di cui una, la terza, è somma e superamento delle prime due. Lo spunto è dato dalla discussione sull’uscita di Sacripante, che si è trasformata, nel metaverso trasversale dei commenti, in un dibattito sulla libertà di espressione. Questo esempio, secondo Granieri,

“(…) da un lato, dimostra come la visione di cose quotidiane, elevate a discussione, diventa un valore sociale. Dall’altro, sul piano dei contenuti interni è un dibattito sulla libertà di espressione e sulle sue regole. Che, di per sè, è uno dei temi centrali della storia della democrazia. Ma c’è un terzo livello, che ingloba tutti e due i precedenti e li trasporta su un altro piano. Questo terzo livello lo chiamerei “cosa faremo della possibilità democratica che la Rete ci sta regalando”.

Rimando alla lettura del pezzo per seguire il ragionamento completo, che non ho la pretesa di sintetizzare in regoletta. Ma prendo spunto dalla conclusione per riproporre un vecchio tema a me caro.

Dice Granieri:

“(…) educati alla Rete, dovremmo essere in grado noi per primi di capire che ciascuno parla come ritiene e che le sue idee troveranno il consenso che naturalmente meritano. Se a qualcuno piacciono, avranno link e visibilità. Se non piacciono a nessuno, evidentemente, no. Eppure, noi stessi, dentro la Rete, fatichiamo a considerare la popolarità delle idee popolari come un fatto di sistema. Così come siamo ancora troppo disponibili a meravigliarci che esistano cose che non ci piacciono e che sono popolari. Se sono popolari, è perchè a qualcuno piacciono. E questo qualcuno ha il diritto di avere i suoi gusti”.

La fotografia della realtà delle Rete è ineccepibile, ma trovo quanto meno discutibile la conclusione.

E cerco di dimostrare il mio pensiero.

Cosa succederebbe se all’improvviso un virus impazzito rimescolasse tutti i titoli e tutti i domini dei milioni di blog esistenti in rete? La popolarità dei soli contenuti del dopo virus sarebbe coerente con la popolarità dei contenitori che li ospitavano prima? O non è piuttosto vero che nella costruzione della popolarità di un mezzo di comunicazione online esiste – come in qualsiasi altro settore – una variabile pesantissima che si chiama brand, che non viene costruita soltanto con l’immissione del proprio pensiero/prodotto sul mercato, ma anche con una giusta attenzione al contesto e ai mille fattori laterali che hanno a che fare solo tangenzialmente con il prodotto in questione? Io penso di sì, e secondo me sarebbe opportuno riconoscerlo proprio ad integrazione delle considerazioni di Granieri.

Ora, mi si potrà obiettare che in Rete questi processi avvengono in modo molto più naturale. In fondo, quanti blogger fanno complesse analisi di marketing per posizionare il proprio sito sul (ahem) mercato? Nessuno, almeno credo. Ma questo non cambia le cose, anzi: in Rete il prodotto è la persona, e, come nella realtà tangibile, le persone non giudicano altre persone solo per le idee che esprimono, ma anche per decine di altri fattori come l’estetica e l’abbigliamento, o (soprattutto) il potere o lo status sociale.

Tempo fa ebbi a dire, su una mailing list, che temevo nella blogosfera il virus della competitività come agente della trasposizione amplificata verso la Rete delle stesse dinamiche che avvengono in qualunque altra realtà tangibile. Continuo ancora a pensarla nello stesso modo, con la differenza che ho personalmente accettato questo dato come nella vita si accettano molti meccanismi poco simpatici. Sta a me decidere – nella comunicazione delle idee – se mi interessa impegnarmi per spiccare oppure no.

Ma non mi si venga a raccontare che in rete “le idee si misurano liberamente con il pubblico”, perchè rido.

Di gusto 😉

5 Comments

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  1. Sono assolutamente d’accordo.

  2. condivido tutto.
    Anche se l’entusiasmo di Granieri mi è sempre piaciuto, ricordo che due anni fa gli obiettavo che la rete non mi aveva reso meno competitivo di quanto già non fossi, anzi, bensì aveva fornito nuovi strumenti per misurare il mio ego: incluso il blogaggregator dello stesso Granieri. Alla fine credo che le persone naturalmente competitive come me abbiano bisogno di persone naturalmente entusiaste come Granieri.
    (ciao Biccio, è da un bel po’)

  3. Cavolo, anch’io prenderei spunto dalla tua riflessione per esprimere un mio punto di vista su un tema a me caro: l’inutilità dei blog rispetto al progetto wikimedia. Se fusi insieme la vera rivoluzione. :-))

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