Il blog che invece, forse, è.

Vittorio Zambardino parla del mediawatching e dice, tra le altre cose:

Nessun blogger “accompagna” il discorso pubblico dei giornali e della tv con un controcanto davvero critico

Vorrei dire qualche banalità su questo.

l mondo del blogging è enorme, variopinto, ed estremamente eterogeneo. E’ una sfera fatta di parecchie decine di migliaia di individui che quasi ogni giorno affidano alla rete pensieri casuali, confusi, organici, meditati, fasulli… Difficile tenere traccia davvero di questo marasma destrutturato che chiamiamo blogosfera; per rendersi (rin)tracciabili occorre volerlo e saperlo fare (feed, technorati, ecc…), due caratteristiche più facilmente riscontrabili in chi la rete la vive come mestiere, più che in chi la vive come vettore di pensiero e idee.

Per questo, mi viene il dubbio che la vera lucidità, la vera scrittura affilata di cui tu parli, potrebbe essere seppellita sotto introvabili URL chilometriche, poco palatabili per Google e Technorati, molto lontana da quelle due, tre, dodici blogstar che forse (e sottolineo il forse), sono più impegnate a modellare la propria comunicazione giocando con il web e le sue tecnologie come si faceva con il lego o con il pongo da bambini, piuttosto che a concentrarsi sul contenuto.

Il blogging è conversazione “per se”, ma sappiamo tutti bene come la “sindrome di Alexa” spinga molti, troppi, a cercare (e trovare) i mille escamotage per sollevare il proprio ranking e cercare quella qualificazione oggettiva data dai numeri incontrovertibili, quelli che tracciano il confine fra il successo e l’ombra. E allora si pensa al link “giusto”, al commento nel blog “giusto”, soprattutto alla cosa giusta da dire al momento giusto. Col risultato che alla fine, se nel tempo (e nello spazio di elaborazione mentale) disponibile ci ritroviamo a seguire 30/40 blog, seguiamo tutti sempre “quelli”, con qualche puntata di tanto in tanto in luoghi oscuri che possono illuminarci per un attimo, ma che non ci consentiranno mai quella familiarità che è il vero valore aggiunto di un blog.

Da tempo sono convinto che occorrerebbe trovare soluzioni nuove a questo problema, soluzioni tecniche, certamente, che producano un rimescolio continuo di questo enorme mare sotterraneo di parole che consenta l’emersione della conversazione vera in tutta la sua orizzontalità, che tenga conto dei limiti della nostra capacità di comprensione, elaborazione, e mappatura dei contenuti. 10.000 blog non si possono seguire. I soliti 30/40 sono troppo pochi. Serve altro. E questo, forse, risolverà anche il problema di cui tu parli.

2 commenti

  1. Eh lo so.
    Grazie dell’attenzione.

  2. Ottimo post, e adesso che ti ho scoperto non mi scappi più.

    Personalmente a me non piacciono nè i blogger che azzannano i giornalisti e parlano solo di sè stessi, nè i giornalisti che si credono superiori a chiunque e salvatori della blogosfera.

    Mi fanno una enorme tristezza entrambe le categorie perchè continuano a guardarsi tra di loro e a perpetuare la contrapposizione media vs. internet parlandosi addosso mentre dovrebbero semplicemente mischiarsi ed essere più umili, dato che ormai la soglia di ingresso si è abbassata e chiunque, anche con pochi mezzi, può arrivare, mettere la freccia e superarli.

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