I mercati sono querele

Non mi sono mai piaciute le levate di scudi di un gran numero di persone allineate attorno ad un pensiero solo, magari modellato in modo grossolano. Sono diffidente per natura quanto vedo troppa gente pensarla nello stesso modo, semplicemente perchè non mi sembra naturale. E allora, in questa vicenda dell’azienda di arredamenti che ha fatto causa per diffamazione al giovane Sergio Sarnari per via di un post particolarmente avvelenato nei loro confronti, ho provato a ragionare a mente fredda, e a non pensare soltanto all’ovvio tema della libertà di pensiero e di informazione. (update: fatta salva assolutamente la solidarietà per Sergio, per questa vicenda mi legherei anche al Colosseo). Mi torna invece in mente la frase storica del Cluetrain Manifesto “I mercati sono conversazioni”.

Sergio, nel suo post, racconta la sua amara vicenda di ragazzo 29enne che, deciso a metter su casa con la moglie, si affida alla Mosaico Arredamenti invogliato dalla promessa del 30% di sconto medio sui mobili rispetto ad altri fornitori, e consegna in tempi certi. La lunga vicenda si concluderà quasi un anno dopo, con esborsi nient’affatto ridotti, e con una quantità di problemi che avrebbero esasperato un cammello. L’amministratore dell’azienda, infastidito dal post e forse anche dai commenti allo stesso, decide di querelarlo segnalando la notizia in un commento al post.

Vediamo ora alcune questioni random:

1. Il caso è quasi sicuramente esploso perchè è scattata la querela, altrimenti il post su quel blog lo leggevano in dieci.

2. La Mosaico Arredamenti ha un sito vetrina “party like 1999”.

3. La Mosaico Arredamenti s’è presa la briga di utilizzare il form dei commenti al blog per preannunciare la querela e non per difendere il proprio operato.

Da queste 3 considerazioni in croce si evince che se la Mosaico Arredamenti non ha uno stratega del marketing è ora che lo assume, se ce l’ha è ora che lo licenzia.
La verità è che ogni giorno, nei forum, nei blog e altrove, la gente parla e sparla di prodotti di qualunque tipo. Lo sanno bene gli esperti di buzz marketing che usano questi strumenti (in positivo, almeno generalmente) per diffondere il chiacchiericcio attorno a questo palmare o a quella linea aerea. Io che sono un imprenditore, posso continuare a non tenerne conto? No, non posso. Figuriamoci quanto sono fes*o (eheh) se trasformo in battaglia muscolare questo consueto disinteresse, senza sapere che tentare di zittire la rete con le querele equivale a immaginare di poter stabilizzare l’Iraq con i carrarmati americani.
Il nostro imprenditore avrebbe dovuto (dovuto!) trovare i modi per rispondere a Sergio usando gli stessi mezzi, e approfittare dell’occasione per trasformarla in un’occasione positiva, oppure almeno per confondere le acque, ed evitare il compattamento di un muro da cui si salverà a fatica (almeno su web).
Ecco, più che indignarci per la questione della libertà di informazione, che alla fine siam sempre lì a menarla con questa pur nobile tematica, pensiamo ad indignarci per questa ormai intollerabile e cieca ignoranza delle dinamiche della rete. Che possono anche diventare coltelli acuminati.

Ne parlano Marco, Maxime, LucaPunto-Informatico, Cristian, Tommaso, Catepol, Matteo, Folletto, Alberto, Pseudotecnico, Paola, Gattostanco

5 Comments

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  1. Devo dire che anche io stavo pensando al post sulla libertà di parola. Però trovo che il ragionamento che fai, giustamente a mente fredda, non faccia una grinza. In effetti sarebbe ora che le aziende iniziassero a capire quello che fanno quando si muovono in rete.

    E però. Non succederà, ma che succederebbe se il povero ragazzo fosse costretto a sborsare i quattrocentomila (più, immagino, pagamento delle spese processuali) da un giudice inavvertito quanto il mobiliere?

    Stiamoci attenti, perché questa cosa della diffamazione, se corretta ai tempi in cui l’informazione non era libera e liquida come ora, oggi potrebbe davvero diventare uno strumento capace di rovinare persone che magari hanno solo la colpa di aver raccontato una disavventura.

    Cioè, non vorrei che nel momento di anomia durkheimiana si andasse nella peggiore direzione possibile.

    Ma probabilmente son paranoico, eh.

  2. No, hai ragione. Infatti ora faccio un update al post.

  3. A parte la morte dei congiuntivi (chiedo sinceramente scusa, ma i lunghi e pesanti indottrinamenti del parentando mi impediscono di “passarci sopra”. Li sbaglio pure io, lo so), non posso che concordare al 100%.
    La etichetterei come un’occasione mancata.
    Mi spiace molto, sinceramente, per l’autore del post, perchè oltre a quanto ha già speso e patito rischia – obiettivamente – di pagare molto salate le sue lamentele.
    Certamente il signor R. A. che firma il commento che comunica la querela (Sig. R., la informo che “procedere” è intransitivo. Quindi “procederà il suo corso” sarebbe un errore. Blu, probabilmente.) non può che urtare la sensibilità di molti: tutte le volte che leggo la parte finale del commento sembra proprio una minaccia.
    E comunque grazie, Biccio, per il post più lucido che abbia letto sull’argomento.

  4. Fede, hai ragionissima. Non credo tu sia paranoico e temo davvero, in questo senso, per la libertà di espressione.

    (e comunque ho dovuto cercare “durkheimiana” su wikipedia! O__o )

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