Categoria: Varie

Francesco Fragapane al Cart 06

Nel 2006 ho realizzato un documentario sul Cart06, una mostra laboratorio a cielo aperto che viene presentata a Crespina ogni due anni. Fra le varie installazioni mi colpì molto quella di Francesco Fragapane, forse per la sua crudezza mista al calore delle materie prime e primarie come il legno e il ferro. In questo brevissimo estratto dal documentario Francesco ci parla del suo lavoro .

Emozione vinile

Dopo due anni di astinenza, a causa di un guasto al giradischi, ma soprattutto di un lungo e travagliato trasloco e life-redesign, qualche giorno fa ho finalmente rimesso in piedi il mio vecchio stereo con il glorioso giradischi Dual compagno dei miei ventanni. Che gioia! E’ veramente difficile spiegare a chi non è avvezzo al mezzo, cosa vuol dire ascoltare un disco in vinile. E’ un rituale complesso, che inizia dal soppesare e assaporare con gli occhi la confezione, per poi gustare il profumo del cartone e della stampa, estrarre delicatamente il disco dalla busta, adagiarlo sul piatto, e portare (manualmente!) il braccetto su di esso. E poi… la musica, come nessun mp3 (ma neanche cd!) potrà mai farmela ascoltare. I dischi in vinile hanno una dinamica mai superata, che permette l’ascolto a basso volume senza perdere nemmeno una nota. I suoni sono decisi, fisici, caldi, è un esperienza per le orecchie e per la mente che dovremmo davvero recuperare.

Ho una collezione di dischi non enorme, circa 200 fra LP, 10″ e 7″, ma ho diverse cosine preziose, come “Fuck me I’m rich” (compilation 1990 della SUB POP), la prima stampa di Emperor Tomato Ketchup degli Stereolab, su vinile yellow glittered, il singolo 12″ Picture di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, il 7″ di Rock and Roll dei Led Zeppelin (edizione francese), il 10″ su vinile arancione di 100% dei Sonic Youth, il primo LP self-titled dei Tortoise edizione Thrill Jockey, e via discorrendo; per lo più soprattutto underground USA anni 90 (post-rock, lo-fi, il momento di picco dei miei acquisti vinilici).

I primi tre dischi in ordine cronologico a “sentire” nuovamente la puntina sono stati This way out (Idaho), Over and Out (Tar), e Prince Blimey (Red Snapper).

Credo proprio che ricomincerò a comprarne, quanto prima 🙂

The Forms

the formsNavigando su Virb in cinque minuti di tregua, mi sono imbattuto in un pugno di canzoni veramente strepitose, tratte dell’ultimo album (omonimo) di The Forms.
Suono fluido e spigoloso di chiarissima matrice post-rock, con qualche schizzata di emo e tanto tanto “indie-pop sound” fresco e leggero, il tutto impreziosito dalla consueta vigorosa produzione di Steve Albini. Un bel disco, una bella band che seguirò con attenzione, augurandomi di poterli vedere live presto o tardi.

Conquistare un gatto

Conquistare un gatto è un lavoro lento, e lungo. Ci vuole infinita pazienza, un po’ di strategia, e parecchia tranquillità.
Un gatto appena portato in casa, specie se appena svezzato, si infilerà immediatamente in un qualsiasi posto dove si senta sicuro (dietro un divano, o sotto a un mobile, magari in un angolo). Bisogna aspettare, non si può e non si deve fare altro. Nel frattempo, è necessario creare accanto al suo nascondiglio un’area dove può soddisfare i suoi bisogni primari: ciotola con cibo (adatto all’età), ciotola con acqua, lettiera. Pian piano il gatto, attirato dall’odore del cibo, inizierà a fare capolino dal suo nascondiglio. Non abbiate fretta di prenderlo, accarezzarlo, giocarci. I gatti hanno paura di voi, devono capire che possono fidarsi, e il loro modo di capirlo è conoscere il vostro odore, associare il vostro odore al fatto che siete portatori di cibo, e assicurarsi per qualche tempo che non gli farete del male. Non potete fare altro che assecondare questo percorso. Ricordate: è il gatto che vi accetta, non è mai il contrario. E’ lui che decide se e quando.

Sedetevi per terra, nei primi approcci, e cercate di rimanere fermi. Il gatto, banalmente, ha paura di ciò che è molto più alto di lui, e dei movimenti bruschi. In più, il gatto istintivamente percepisce il fatto che siete “in attività” (in piedi, magari anche fermi), e si dispone in una condizione di allerta che non rappresenta lo stato d’animo ideale per fare amicizia. Rimanete fermi. Non cercate di afferrarlo quando è a portata di mano. Lasciate che si avvicini, che vi annusi, che vi conosca. Per il resto, fate ciò che fareste normalmente in casa. I gatti hanno una incredibile capacità di dare un significato a rumori e suoni, infatti si allarmano solo quando sentono rumori nuovi, perchè il loro ecosistema è fatto di soprattutto di odori, rumori, e contatto fisico. Lentamente, mentre i gatti esplorano il loro ambiente (quasi sempre per cerchi concentrici a partire dal luogo “di sicurezza”), potete iniziare a spostare gli elementi di sussistenza (ciotole e lettiera) verso quella che sarà la loro destinazione finale. I gatti li cercheranno, perchè ormai li conoscono.

L’ultimo ostacolo da superare sarà il gioco. Ai micetti piace giocare duro ma solo come vogliono loro. Provate a stuzzicarli un po’, e se vi mordicchiano o vi prendono a zampatine, vuol dire che vi accettano come compagni di gioco. Se scappano, vuol dire che è troppo presto, forse avete fatto troppo i “grossi”. In quel caso, battete in ritirata e aspettate. Con i gatti ci vuole pazienza. Tanta pazienza.

Lucrezia & Ludovica

Lucrezia e LudovicaVi presento Lucrezia e Ludovica, appena sbarcate in casa Biccio. Sono state trovate stamattina dal mio collega Emanuele, in campagna, ai castelli, mentre un branco di cani randagi le seviziavano brutalmente. Rapida telefonata a me per avvisarmi, io naturalmente mi offro per adottarle, e mi vengono recapitate (quasi) a domicilio. Ora sono a casa mia, già sufficientemente ambientate, e mangiano senza problemi.
Prossimamente altre foto!

Invecchiando, dice

… ti cambiano i gusti, certa musica che ascoltavi da ragazzo non ti piace più, ti muovi naturalmente in direzioni diverse, hai voglia di cose più calme, meno rumorose. Aha. Infatti. Sarà per questo che mi sono perso appresso agli Hella. F-e-n-om-e-n-a-l-i.

Woven hand, servito caldo. Un po’ di tabacco. E penombra.

Consider the birdsGrazie al consiglio di una amica di vecchissima data da poco ritrovata e riscoperta, nel mio universo musicale ha fatto il suo ingresso Woven Hand (al secolo David Eugene Edwards, già anima di 16horsepower) una splendida voce graffiante e lirica su un tessuto sonoro asciutto e secco fatto di pianoforti, piatti fragorosi e atmosfere da west rurale. Alla mente mi tornano Nick Cave, e Crime & The city solution, giusto per dare qualche coordinata. Al momento ascolto Consider The Birds, penultimo album. Prossimamente affronterò Mosaic (l’ultimo), e poi i precedenti.