Mondoreale

Franceschini o no….

E così, il PD ha un nuovo segretario. Si chiama Dario Franceschini, ha 50 anni compiuti l’anno scorso, viene dalla DC di sinistra (qualunque cosa questo voglia dire), ed è stato il vice di Veltroni dalla nascita del PD.
Oggi, all’assemblea nazionale dov’è stato eletto, ha fatto un discorso pieno di risposte precise alle precise domande che arrivano dagli (ex) elettori del PD. Un bel discorso, troppo per non sembrare un copione adatto all’occasione. Ora si vedrà se si trattava solo di parole, o se gli annunci corrisponderanno ai fatti. Io credo che questo partito non possa che riprendere una strada quasi ovvia, incredibilmente trascurata in questi due anni: una sana democrazia interna che preveda che le opinioni prevalenti, pur tenendo conto di quelle minoritarie, vengano interpretate dal segretario e dettino una linea chiara, con la quale naturalmente si può essere d’accordo oppure no. In un partito che deve ancora trovare una sua forma (pratica e politica) l’unanimismo di facciata, ovvero il tentativo maldestro di far contenti tutti, conduce inevitabilmente allo stallo, e s’è visto. Quindi, Franceschini o no, è ora che il segretario di questo partito decida una linea, e la persegua, per evitare di essere ostaggio di qualche soggetto.

In stallo, si precipita.

Braccato

La vicenda di Roberto Saviano, e il suo dubbio se lasciare l’italia per ritornare ad avere una vita, mi ha riportato alla mente un giorno di settembre dello scorso anno, quando ebbi la possibilità di incontrare, conoscere e intervistare Don Luigi Merola, ex parroco di Forcella che vive da anni sotto scorta per essersi schierato in prima linea contro la camorra. Di quella giornata, mi sono rimaste scolpite nell’anima due cose su tante: l’aspetto molto giovane (nonostante i 35 anni anagrafici e una vita non facile), e le parole calde e commosse dei due agenti della scorta, felici di vivere al servizio di un uomo coraggioso, e che tanto ha fatto per la sua gente.

In quella giornata ho sentito tutta la distanza tra la mia vita, di persona libera, che può permettersi di guardare la vita attraverso le lenti colorate di frivole leggerezze, e quella di quest’uomo più giovane di me ma molto più forte e robusto di me, che ha fatto una scelta di sudore, lacrime e odore acre di terra e di spazzatura. Non so se per Saviano è così, ma ho la sensazione che questo ragazzo stia affondando sotto il peso di questa dimensione in cui è costretto a vivere. Se andrà via dall’Italia per rifarsi una vita lasciandosi alle spalle questo tetro mondo di sangue, non lo penserò traditore.

Raccontiamo le storie vere. O moriremo di Brunetta.

Ho sempre amato le crude asperità racchiuse in un guscio di intelligente equilibrio. Sarà per questo che ho così tanto apprezzato questo post di Fulvia De Feo (che prima non conoscevo, adesso sì, e va bene così), fatto di parole morbidamente taglienti, calde e vissute.

Fulvia prende al volo lo spunto della vignetta di Biani contro Brunetta, che tanto ha fatto discutere, e lo fa lavorando di cesello su quel cuneo invisibile ma enorme che c’è fra il mondo reale e la vignetta di Biani, quel cuneo che ha fatto gridare allo scandalo perchè è un urlo improvviso emerso da sotto un tappeto di omertà, comodo silenzio, e semplificazione demagogica.

Io volevo solo dire che sono stanca. Che l’entusiasmo, la voglia di fare bene il mio mestiere, mi sta diventando una specie di ricordo, e che non c’è sensazione più amara di questa. Ti perdi, proprio, schiacciata in un’immagine di te che non è tua e a cui, alla fine, ti pieghi per stanchezza e perché sopravvivere si deve. Ti va a pezzi l’identità, davvero. Non si fida di noi, lo Stato? Evvabbe’, faccia come crede. Ci arrangeremo. Ci daremo come obiettivo l’arrivare a fine giornata e al diavolo il resto. Chi cavolo ce lo fa fare.

Figurati: ci sono scuole dove non possiamo manco maneggiare la fotocopiatrice, ché si vede che hanno paura che gli rubiamo la carta. Non ci è permesso toccarla, dico davvero. E una dovrebbe preparare attività, dare materiale ai ragazzi e proporre cose facendosi precedere da richieste scritte, firmate, controfirmate, giustificate e motivate e avanzate con una settimana di anticipo? Per cosa? Perché le è venuto in mente un modo per fare imparare meglio qualcosa ai ragazzi e quindi le servono 15 fotocopie? E deve dimostrare che non li vuole rubare, i 15 fogli di carta?

Capito qual’è il punto? Beh, ho una storia da raccontare anche io.

Ho un amica quarantenne che da quest’anno ha iniziato l’insegnamento dell’educazione artistica nelle scuole medie, dopo anni di pazienza burocratica. Insegna in 8 classi di due difficilissime scuole dell’hinterland romano. Ha a che fare tutti i giorni con bambini difficili, cresciuti in ambienti insani, dove il problema non è far capire la bellezza di un pastello colorato, ma far capire la necessità di non picchiare altri ragazzini e urlare oscenità alla preside, mentre una bambina cinese chiude gli occhi e piange perchè non capisce un accidenti. La mia amica ogni mattina si alza all’alba e va a combattere per la sua vita, per portare due soldi a casa insegnando cose che ama mentre intorno qualcuno mette a ferro e fuoco le aule, e gli insegnanti più anziani le insegnano tattiche di sopravvivenza e trucchi del mestiere. E tutto questo prima ancora di capire quali saranno gli effetti della stretta. E allora? Come la riassumiamo questa vicenda? Come la metabolizziamo per farla rientrare in uno dei tre quattro schemi con cui banalizziamo tutto per capitalizzare sulle paure altrui?

A me non è piaciuta la vignetta di Biani, perchè mi è sembrata poco decodificabile e quindi facilmente manipolabile da chi ha il coltello dalla parte del manico (e sappiamo chi ce l’ha). Ma quell’urlo rabbioso e poco intelligente è lo specchio compresso di un mondo enorme e complicato, fatto di persone vive, ognuna di esse fatta di storie a loro volta dense e complicate, che non si può liquidare con un atteggiamento buono solo per un titolo di giornale. Bisogna approfondire e capire, cambiare e aggiustare con metodo e pazienza, senza preconcetti e senza odi di casta e di classe. E per farlo, bisogna raccontare le storie, raccontarne tante, invadere ogni pertugio (mediale e non) di storie vere di persone vere.

La nazionale di calcio dei blogger

Samuele Silva, insieme ad Antonio Sofi, Zoro, e Massimo Morelli, lancia un’iniziativa che sembra essere divertente, la nazionale di calcio dei blogger. Nel post si descrivono le prime regole di partenza, e qualche primo progetto, come la ricerca di uno sponsor e di alcuni punti di riferimento nella principali città italiane. Le selezioni sono aperte sia a donne che a uomini, ma con alcune condizioni fra cui l’avere un blog da 12 mesi, e aver scritto almeno 36 post nel corso dell’anno solare.
Se volete partecipare alle selezioni, trovate tutti i riferimenti nel post.

Temi caldi 2 / Carrefour e Black Cat

Come molti sanno, Barbara, che scrive un bellissimo blog da me scoperto purtroppo solo ora (nonostante sia ben longevo), il 13 settembre ha vissuto una spiacevole vicenda di discriminazione alla Carrefour di Assago. Il suo post di denuncia ha fatto il giro della rete, e la massa critica dei commenti negativi ha spinto l’azienda ad entrare in contatto con Barbara per porgere le scuse, e rimediare per quanto possibile individuando i “colpevoli” della brutta vicenda. Questa vicenda a mio parere ci insegna due cose:

  • Nonostante la blogosfera sia tutt’altro che il tg1 e non più che una nicchia della nicchia, aziende illuminate come la Carrefour sono evidentemente molto attente alla rete e ai suoi effetti di “reflecting” e di “valanga” che possono trasformare una vicenda isolata in un caso gigantesco. Fosse anche soltanto per estinguere fiammelle prima che diventino incendi, l’azienda è in ascolto.
  • I temi che raggiungono la massa critica necessaria per il livello di ascolto vengono naturalmente depurati da una responsabilità diffusa e sufficientemente metabolizzata: il sesto potere non è come gli altri, perchè esso, al suo interno, possiede una serie di meccanismi di controllo intrinseci, che lo rendono un meccanismo democratico per definizione.

La mia Sardegna

Dopo la complicata e per certi versi sfortunata vacanza in Turchia dello scorso anno, quest’anno l’idea era di andare relativamente sul sicuro. Micky aveva già conosciuto la Sardegna e s’era innamorata di alcuni luoghi che avrebbe rivisto volentieri, io invece non c’ero mai stato, reo di averla snobbata per anni ritenendola un posto intasato di villaggi, e di turisti imbecilli. Imbecille io, invece, a non sapere che basta evitare la Costa Smeralda e concentrarsi sul sud ovest per trovare dei veri paradisi.
Ho scritto questo resoconto con l’idea di suggerire un possibile percorso di viaggio ed una serie di “puntelli” sperimentati ed apprezzati, sperando che in alcune zone della Sardegna continui l’impegno a cercare un turismo di qualità con un sistema sostenibile fatto di genuinità e prezzi accessibili, e di una naturale scrematura data dalla difficoltà di avvicinamento a zone certamente impervie e inadatte a pigri vacanzieri.
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Giornalista 23enne ucciso a Baghdad

Ali Shafeya Al-Moussawi, videoblogger del popolare Alive in Baghdad, è stato ucciso venerdi dalla guardia nazionale iraqena durante un raid nel suo quartiere, con 31 colpi al collo e alla testa. Avrebbe compiuto 23 anni ieri. Alive in Baghdad, nelle parole di Josh Wolf su CNET:

Alive in Baghdad is one of the only destinations providing weekly video of life in Baghdad from an Iraqi perspective. The reporting examines current issues facing the country, and also features evergreen material documenting what life in a war-torn country looks like. The program has been profiled in numerous media reports, has garnered numerous awards, and has grown a loyal following.

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Ancora sui tassisti romani

Io non ho parole, questa gente ha bloccato la città come se niente fosse, per preservare i propri meschini privilegi. Ma perchè non li arrestano tutti? Va bene lo stato di diritto, ma ora mi pare stiamo esagerando, no? Forse chi non è a Roma non ha la chiara percezione di quello che sta accadendo: la città è completamente BLOCCATA, hanno fatto presidi ovunque in mezzo alle strade con i loro taxi. Allucinante. Allucinante.

Rivolte corporative

Io, francamente, penso che i tassisti romani hanno rotto le palle.

Basta poco.

Una decina di queste cose, e si cambia l’Italia.