Categoria: Arti

Te lo dico a … Chiarelettere (libri blog dvd).

Da ieri è online il blog della nuova casa editrice Chiarelettere, primo passo di un percorso più ampio che porterà al lancio di una serie di blog a carattere giornalistico, contraddistinti dalla stessa filosofia editoriale dei libri:

Abbiamo deciso di dar vita a Chiarelettere per creare uno spazio dove l’informazione e la cultura possano sottrarsi all’influenza sempre più evidente di partiti, associazioni, gruppi economici e religiosi.
Per controllare e stimolare criticamente tutti i poteri, di qualsiasi colore politico.
Per raccontare il presente scoprendo nuove energie politiche e sociali.

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Tutta l’attività online della casa editrice è elaborata a quattro mani assieme a Il Cannocchiale, la cui nuova versione (on line in beta da qualche giorno) caratterizza sempre più la piattaforma di blog come social network dedicato al mondo dell’informazione (politica, ma non solo).

Stasera saremo a Torino, presso la Sala Gialla del Salone del Libro. Chiarelettere presenterà il nuovo libro di Oliviero Beha Italiopoli (nonchè prima uscita della casa editrice), e noi, oltre a filmare la presentazione, realizzeremo una serie di videointerviste che verranno pubblicate nei prossimi giorni sul blog di Chiarelettere.
Dal blog di Chiarelettere sul libro di Beha:

Un paese che affonda sotto i colpi di una classe dirigente sempre più prodiga di cattivi esempi, in un deserto di valori.
Un ceto politico affannosamente complementare nella finzione tra destra e sinistra.
Un potere barricato in un Residence privo di cultura, che sostituisce la realtà con la sua rappresentazione televisiva.
L’Italia mafiosa di oggi, ben oltre la mafia tradizionale negli interessi e nei comportamenti.
Un viaggio della mente e del cuore per denunciare una società in pezzi, e cogliere i segnali di “nuove resistenze” nella stagione peggiore degli ultimi cinquant’anni.

Vi aspetto!

C’è posta per te

Sono un cinemaniaco abbastanza fissato, ma non rompicoglioni al punto da rifiutare le commedie americane ben fatte, per le quali ammetto di avere un debole. Ed è così che, con l’intenzione di godermi un pomeriggio di pacifica solitudine casalinga accompagnato da un timido raggio di sole e dalle mie due belle micette, ho pensato di rivedermi “C’è posta per te” su Studio Universal. Ancora una volta (la terza, o quarta) rimango deliziato dalla fluidità di una sceneggiatura che non concede sconti ai luoghi comuni, riuscendo a rappresentare con semplicità il lato leggero della complessità dei rapporti fra un uomo e una donna, in una delicata storia fatta di continue ricombinazioni e accelerazioni guidate dalla mano sicura di Nora Ephron, già autrice dell’altro indiscusso capolavoro cinematografico che fu “Harry ti presento Sally”. Meg Ryan in questo film è a dir poco strepitosa, e Tom Hanks tutto sommato regge botta grazie ad un personaggio molto ben pensato (lui, secondo me, è l’attore più sopravvalutato della storia del cinema, ma tant’è….)

Joost

screenshot joostIl progetto di iptv dei creatori di Skype, fino a ieri conosciuto col codename di The Venice Project, da oggi ha un nome e un sito web definitivo: Joost.
Sul sito sono disponibili vari screenshot di questo software ancora in beta chiusa e quindi non disponibile a tutti. Si spera che la beta venga estesa rapidamente, siamo in molti ad essere curiosi di provare quello che promette di essere la soluzione all’annoso problema del non poter avere contemporaneamente il meglio dell’esperienza di streaming e il meglio dell’esperienza del download dei video. Joost usa una tecnologia basata sul peer-to-peer per distribuire canali video full screen come in una normale tv, ma con tutto il possibile armamentario di social applications disponibile ad oggi. I primi screenshot per gli sfigati (come me) che ancora non hanno potuto provare l’esperienza diretta del software, danno la chiara sensazione del concetto di una TV simile ad un gioco mutiplayer (tipo Second Life, per capirci). Immagini a tutto schermo e varie funzionalità disponibili on screen.
Sono curiosissimo, invitatemiiiiii!

A passeggio in Second Life

A passeggio in Second Life Ecco qua il mio simulacro a passeggio su Second Life, sotto l’altisonante nome Lauren Nagorski. A dire la verità per ora c’ho capito poco e nulla, ma intanto mi sono divertito a farmi somigliare il più possibile l’avatar. Se qualcuno gira da quelle parti, me lo faccia sapere!

Campo Testaccio

Trovato su Wikipedia un frammento dell’inno della Roma degli anni ’30:

“Campo Testaccio ciai tanta gloria, nessuna squadra ce passerà. Ogni partita è ‘na vittoria, ogni romano è n’bon tifoso e sà strillà. Petti d’acciaio, astuzia e core, corpi de testa da fa ‘ncantà. Passaggi ar volo co’ precisione, vola er pallone che la rete và a trovà.”

I tempi cambiano

Sera. Caldo bestiale.

Ho parcheggiato lo scooter sotto casa, come sempre. E’ tardi per qualsiasi cosa, ma è presto. Dannatamente presto. Salgo a casa, poggio la spesa (birre, tanto stasera pizza) e cerco una pizzeria aperta. Non ci sono. Anzi no, una c’è, ma la fila arriva alla piazza del giardino dove mamme isteriche corrono dietro a nonne in avaria.

E’ arrivata la bestia, e durerà trenta fottuti giorni.

Niente pizza. Vabbè c’ho il tonno. Cara vecchia pasta col tonno, ‘na svolta sempre e comunque.
Ci vuole un film. Pizza no, ma film pefforza. Allungo il passo stanco sul lungotevere testaccio, dove residuati di pendolarismo di breve e lungo corso tornano alle loro case con aria sfatta per lo più.

Arrivo in videoteca, inserisco la tessera, skippo la schermata di pubblicità, metto il codice, film, lista completa. Cerca cerca. Cerca cerca. Che palle. L’ho visto. Non so cos’è. L’ho visto. Che palle. Che palle. Non so cos’è. L’ho visto.

Ah. Ecco. “Le invasioni barbariche“. Questo no, non l’ho visto. Perfetto. Una commedia francese è proprio quello che ci vuole.

Una commedia francese. Già. Come no.

Torno a casa. Dalla finestra della cucina le solite urla di cortesia dell’umanità che vive nel mio cortile. Vi odio. Metto la padella col soffritto. Brucio l’olio. Non me ne accorgo. Verso il pomodoro. Prende fuoco tutto. Sposto la padella. Fiammata. Olio bruciato e pomodoro ovunque. Tolgo la padella e la metto sotto l’acqua. Ricomincio tutto da capo. Tanto c’ho tempo. Avoja.

Nel frattempo la prima birra è partita. La pasta è fatta. La scolo, metto il tonno, verso la pasta, scaldo, faccio, sposto, accendo, giro, vabbè. Apro la seconda birra, metto il dvd, mi siedo sul divano. Gnam. Play

Una fredda dominante verde mi avvolge. Un professore universitario che ha amato la vita e suoi piaceri è malato terminale, e solo. Il figlio, affermato agente finanziario ripudiato dal padre, fa l’impossibile per far vivere al padre i suoi ultimi giorni in modo sereno, riportando tra l’altro intorno a lui tanti amici di vecchia data. I primi attimi di perplessità si trasformano in interesse sincero per un film compatto ed essenziale, senza sbavature, cinico quanto basta per raccontare
le debolezze, le complessità, le incoerenze, gli errori di due generazioni comunque sconfitte e comunque vittoriose, senza ridondanze e senza sentimentalismo, e proprio per questo splendidamente, magicamente umane. E poi, Marie-Josée Croze è b-e-l-l-i-s-s-i-m-a.

Il film finisce. Bevo l’ultimo sorso di birra. Mi alzo dal divano. Entro in cucina. Mi faccio strada fra residui di tonno, olio fritto sparso ovunque, frattaglie di polpa di pomodoro, bicchieri usati. Guadagno la finestra sul cortile.

Mi affaccio.

Vi amo, umanità di merda che non siamo altro.

Me and you e tutto il mondo gira

Un paio di giorni fa ho visto “Me and You and Everyone we know“, pellicola di debutto della filmaker Miranda July. Il film è delizioso e molto godibile, se si riesce ad entrare nella giusta lunghezza d’onda (per dire: se avete visto e apprezzato “Il favoloso mondo di Amelie” siete già un passo avanti, anzi, forse questo vi piacerà anche di più). Miranda interpreta una videoartista che si innamora di un commesso ai grandi magazzini, appena separato, e con due figli a carico. La trama del film è costruita su piccole storie concatenate fra loro, delicate, poetiche, vagamente deliranti, ma mai sopra le righe. Un piccolo affresco senza pretese, ma proprio per questo, giù dritto nel cuore. Miranda ha un blog ma non lo aggiorna da dicembre 2005 (ahi ahi). Autore della colonna sonora Michael Andrews (noto per lo score di Donnie Darko).

Le cicatrici dei cactus

Riguardando il materiale girato durante Cresperimentart, mi soffermo con piacere a riascoltare le parole di Francesco Fragapane, che così mi descrive la sua installazione “I cactus”:

I cactus sono immortali, si riproducono continuamente, tutti i segni che il tempo e che gli eventi fanno sul loro corpo rimangono, con delle cicatrici che si ampliano invece di sparire, sono forti, resistono senza acqua, resistono al freddo e continuano a riprodursi in tutte le situazioni.

Questa indefinita sensazione di barbarie

Non amo Baricco. Non mi piace come scrive, non mi è simpatico, non mi piace quello che racconta.

Vivaddio, se tutto piacesse a tutti, niente piacerebbe a nessuno.

Tuttavia sono da qualche tempo in guerra con i miei preconcetti, e ho quindi deciso di ascoltare il consiglio di una persona di buonsenso (mah), e ho scaricato e stampato i primi capitoli de “I barbari”, un non-romanzo pubblicato a puntate sulla Repubblica (cartacea e digitale).

Devo dire. Che però. Sto Baricco.

Il quale, buttati via i contenuti e asciugata la forma, si fa leggere con piacere, complice anche un argomento interessante affrontato in modo fortunatamente multiprospettico quanto basta perchè se ne possa parlare con qualche criterio: la barbarie che lentamente ma inesorabilmente conquista il nostro mondo, con dinamiche che prefigurano una mutazione di dimensioni epocali, paragonabile al Romanticismo o all’Illuminismo.
Detta così suona sufficientemente fanfarona da infliggere al nostro il colpo di grazia che tutti i suoi detrattori tenevano in canna per l’occasione giusta.

Invece.

Lo trovate qui.