Bodyframe

Nel 1994 realizzai insieme a degli amici un cortometraggio per l’esame di Scenografia alla facoltà di Architettura di Roma, dal titolo “Bodyframe”. Ambientato in una fabbrica abbandonata ad Ostia Antica, il corto era una riflessione sulla progressiva virtualizzazione della realtà. In una scena divertente, mi si vede brandire una Polaroid e scattare fotografie come un ossesso nel tentativo di “impressionare su pellicola” un disturbo visivo che ossessiona il mio personaggio in tutta la durata del breve film. Nell’inquadratura finale della scena, mi si vede sconsolato in piedi davanti ad un mare di polaroid sparse a terra.

2 Comments

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  1. lo scopo era "catturare" con uno strumento un uomo che tenta di "catturare" il mondo con un altro strumento?
    non pensi che sia forte il bisogno, non solo di bloccare lo scorrere del tempo, ma anche dominare attraverso un "incapsulamento"?
    ciao

  2. Beh, l’idea era quella… o meglio, si trattava di una critica al tentativo di incapsulare il tempo, ma forse anche il suo contrario. Insomma, non &#232 che ci siamo inventati niente, ma era comunque lo stesso concetto di Matrix…

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