Blog Age

Ma, al di là delle caratteristiche tecnologiche, è soprattutto l’uso sociale di questo strumento a imporsi all’attenzione. In generale, possiamo distinguere almeno due grandi poli di questo fenomeno. Il primo è caratterizzato da una forte propensione all’individualismo, al diarismo autobiografico, alla rappresentazione pubblica del sé. In genere si tratta di siti “firmati” da un solo autore. Il secondo è invece comunitario, politicamente o eticamente impegnato, teso verso la controinformazione e la lotta verso i media dominanti, oppure verso la diffusione di contenuti culturali, tecnologici e artistici: insomma, sostanzialmente attraversato dai flussi di scambio delle conoscenze, degli interessi e delle passioni.Via Quintostato

Non leggo abitualmente Quinto Stato, e di solito lavoro, quindi questa vicenda di Blog age m’era sfuggita. Recupero ora, citando queste poche righe che mi colpiscono per la presunzione. Questi personaggi che, come una moderna net-massoneria, stanno cercando di imbottigliare l’acqua di rubinetto (il fenomeno dei blog) per rivendersi come “proprietari” o “capiscuola” della medesima, dovrebbero secondo me innanzitutto spiegarci dov’erano quando quattro anni fa i primi veri bloggers italiani iniziavano le loro “trasmissioni”. Poi dovrebbero spiegarci per quale motivo se il nostro blog ce lo facciamo da soli e non lo apriamo ai “flussi di scambio delle conoscenze…” allora siamo per forza dei solipsisti autistici. Per favore, facciano il loro lavoro questi individui (se ne hanno uno), e la smettano di agitarsi cercando di mettere le mani sull’unica cosa davvero pulita, spontanea, eterogenea, ed ineffabile rimasta sulla rete. What’s next? Il partito del blog? Basta, per favore. Basta.

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