Autore: biccio

#duecosenuove, ovvero del perché devi cambiare tu, se vuoi cambiare ciò che fai

Ci crederesti che da quando ho smesso di fumare non riesco più a concentrarmi come vorrei? Ad esempio fatico a scrivere, e questa è la dimostrazione lampante di quanto quella mondezza faccia male (ti fa credere che sai scrivere, per dirne una). Questa premessa però – diciamoci la verità – serve solo a giustificare a me stesso l’aver ricominciato questo post almeno dieci volte, ma la verità è che non è facile raccontare perché ho fondato una nuova società (che si chiama Vudio) insieme ai miei due storici compagni di tante avventure Lisa Miraldi e Pierangelo Valente, e perché ho passato quasi cinque mesi – e molte lunghe serate – a mettere insieme un libro che era nato come un post di venti righe. E soprattutto, perché proprio ora.

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Lo streaming al freelancecamp 2014

Sono ormai trascorsi diversi anni dai primi seminali barcamp in cui, con i primi progetti di dolmedia, studiavo format live integrati con gli eventi, con tutti i limiti tecnologici di 6 o 7 anni fa, ma con la convinzione di poter interpretare e arricchire con il live la tipica immediatezza di un evento caotico e destrutturato come un barcamp. L’idea era (ed è ancora) quella di sviluppare progetti di coinvolgimento real time fortemente incentrati sul live streaming e sulla generazione di un flusso di contenuti ondemand in tempo reale, per aggiungere all’evento una ulteriore dimensione di racconto e valorizzazione.  Questi esperimenti mi furono infatti molto utili per diverse produzioni realizzate negli anni successivi (penso al format delle prime edizioni di Frontiers of Interaction, o le videochat con Veltroni durante la campagna elettorale 2008 del PD, o i progetti realizzati nelle varie edizioni del Festival del Giornalismo).

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Il senso di Domitilla per la rete

Cara Domitilla,
sono uno dei lettori a cui ti sei rivolta nel tuo libro “Due gradi e mezzo di separazione”. Sai, all’inizio mi ha stupito il tuo parlarmi direttamente dandomi del tu, un po’ come quando in un film un attore si gira all’improvviso verso la cinepresa guardando negli occhi lo spettatore. Hai presente quel misto di imbarazzo e curiosità, come se improvvisamente fossimo colti in flagrante a spiare le vite degli altri? Ecco, qualcosa del genere. Ma poi, dopo qualche riga, dopo qualche pagina, non mi è stato difficile accettare il gioco, e sentirmi coinvolto in prima persona nel tuo ragionamento. E hai rischiato di brutto, vorrei dirti: e se io avessi concluso che 181 pagine in cui ti rivolgi a me parlandomi di così tante cose, sono un pistolotto insostenibile? Ma il fatto è che hai molto a cuore le cose di cui parli, che sono evidentemente il frutto di una tua esperienza diretta e molto personale, e questo rende il tuo libro tutt’altro che paternalistico o saccente. Anzi.

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Stemmings. Prenditi una pausa.

Stemmings è un blog collettivo che raccoglie saggi brevi su design e tecnologia, con un approccio narrativo lineare e slow molto raro di questi tempi. Leggendone i post, ho avuto modo di ritrovarmi in quel clima di web readings più meditato e rarefatto in uso nei primi anni del 2000 (penso ad esempio a The Fray, ma anche a molti blog della prima ora), con una particolare attenzione a grafica e tipografia, lontano dalla frenesia che molti di noi vivono su Facebook e Twitter.

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Questo socialcoso non è un albergo

Com’era prevedibile, le controverse affermazioni del Presidente della Camera Laura Boldrini sulla necessità di una discussione senza tabù sul tema del controllo del web hanno scatenato nei giorni scorsi una “cavalleria pronta alla carica” (cit. Zambardino) che non riepilogherò perchè Fabio Chiusi l’ha già fatto molto bene. Aggiungerei solo l’odierna riflessione di Saviano su Repubblica, che merita la lettura comunque la si pensi.

A prescindere dalle questioni di diritto della rete, su cui altri si sono espressi molto meglio di come potrei far io, provo ad aggiungere qualche riflessione “geospaziale”.

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Cos’è il Responsive Design e perchè non dovrebbe essere ignorato dai quotidiani online

Uno spettro si aggira nel mondo della progettazione web. Si chiama Responsive Design, e per ora è derubricato a “mania da smanettone”, almeno finchè un media generalista non deciderà di farne un titolo a quattro colonne. In queste poche righe vorrei provare a spiegare fuor di tecnica (che puoi approfondire qui, se ti interessa) cos’è, e perchè non dovrebbe essere ignorato dai media online.

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Il dito, la luna e l’eterno dibattito blogger vs giornalisti

Da molti anni, a memoria da una decina o quasi, si discute del conflitto tra blogger e giornalisti. In qualche caso si è archiviato il tema con (intelligente) ironia, in qualche caso sono state fatte riflessioni profonde, ma se la vicenda delle affermazioni dell’Annunziata sui blog (dell’Huffington in particolare) ha riacceso gli animi vuol dire che il tema continua ancora ad essere irrisolto. Forse proprio perchè ancora una volta mal posto. Per questa ragione, ho trovato molto intelligenti le considerazioni di Luca, che scrive:

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