6 gradi di separazione

Succede di vivere un anno-laboratorio, lungo, complicato, ma estremamente utile per ritrovare il filo di discorsi persi ormai da troppo tempo. In periodi di questo tipo si rischia duro mettendo in discussione tutto lanciando un gran numero di dadi, sapendo (o scoprendo) che quando si decide di gettar via tutte le bussole e tutti i punti di riferimento per navigare soltanto d’istinto e a occhi bendati, inevitabilmente si attraversano momenti piuttosto difficili. Ma tutto ciò si rende necessario quando le sedimentazioni di calcare sull’anima diventano troppe rispetto agli standard a cui siamo abituati: e come lo spazzolino e il dentifricio ci occorrono per prevenire interventi pesanti del dentista, lo spazzolone per l’anima è necessario per prevenire interventi pesanti degli psicanalisti.

E allora, via i vestiti e giù, nel mondo, esponendo corpo e anima senza filtri né maschere per scoprire in corsa e sbattendo contro molti muri il senso della propria esistenza, sperando che alla fine, tra ecchimosi, graffi, ferite e contusioni varie, il nostro corpo possa aver ritrovato i propri contorni, e con essi anche il senso del suo posizionamento nel tempo e nello spazio.

Certo, si potrebbe scoprire alla fine che ciò che si è perso supera (in quantità) ciò che si è (ri)trovato, ma questo non è necessariamente un male. In quei casi, grandi delusioni personali o professionali ci spingono ad abbassare il livello di aspettativa (spesso troppo sopra la soglia di sicurezza) nei confronti delle persone che ci circondano. Ma è un bene; se i semi gettati sono davvero tanti, quando si arriva alla fine di questi percorsi e si tirano le somme (e va da sé che l’ultima settimana di dicembre pare fatta apposta), quel poco che ha fruttato è quel che merita le nostre energie, la nostra dedizione, le nostre risorse, che in questo modo evitiamo di annacquare disperdendole per ogni dove.

Oh yes, davvero inutile piantare broccoli sul ghiaccio.

Curiosamente, quando si lascia la vita fare il suo corso, le cose tendono a prendere un’ordine e un senso naturali, a condizione che si sorvegli lucidamente il processo piuttosto che essere vittime (attive o passive) di esso. E’ questo che ci fa star male: essere completamente in balia degli eventi, o, peggio, cercare di dominarli costantemente piegandoli ai propri scopi.

Ecco. E’ su questi pensieri che chiudo in gloria il 2004 e stendo le basi per il 2005.

Storielaterali è sempre il mio blog, ma a un passo di distanza da me. Per tornare a guardare il mondo con un occhio dentro e uno fuori.

A proposito: Che c’entra il titolo con il post?
Beh, riguardatevi il film, e sappiatemi dire.

4 Comments

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  1. Beh, volevo essere il primo.

    Bentornato.

    sandro

  2. Bentornatoedinboccalupo!

  3. Bentornato! Eri (sei) sulla mia lista di medicine, se ti ricordi. Spero che le tue abbiano guarito quello che dovevano guarire e che questo nuovo inizio sia come quelle mattine quando ti svegli dopo una notte con la febbre alta, senti le energie che cominciano a scorrere di nuovo e sai che potrai solo stare meglio.

    Strano punto di vista quello laterale…difficilissimo non farsi coinvolgere dalle cose. 🙂

    In bocca al lupo.
    Giovanni

    PS. Occhio, che chi ti seguiva tramite il vecchio feed probabilmente non si è accorto che sei tornato…

  4. Condivido appieno!
    Soprattutto sul fatto di concentrare le proprie enefgie sulle persone e le cose che davvero contano o che si sono dimostrate degne delle nostre attenzioni.
    Grazie per avermeci fatto pensare!

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