3 cose da fare in Italia, di corsa

Se per un attimo lasciamo da parte i messaggi ugualmente massimalisti, ad uso esclusivo dei titoli in corpo 40 dei giornali – “va tutto bene, i mercati non c’entrano con la politica”, “va tutto male, è colpa della casta” e via discorrendo – e se per un attimo spegnamo sia le agiografie minzoliniane, sia le drammatizzazioni sceneggiate e punteggiate dai violini di Daniel Bacalov, nel sommesso brusio del quotidiano dove dieci minuti sono dieci minuti, e 8 ore sono 8 ore (trascorse in fila alla posta, o a controllare i bonifici, o a litigare con un cliente, un capo, o un dipendente), la realtà la vediamo lì, proprio davanti ai nostri occhi. Il pasto nudo, lo chiamava Jack Kerouac suggerendo a William Burroughs il titolo della sua opera maggiore, “un attimo raggelato in cui ognuno vede quello che c’è in cima ad ogni forchetta”.

Questo paese è passato dall’economia familiare borghese alla globalizzazione senza passare dalla costruzione di un sistema fluido di mercato orizzontale, dove merci e idee possano camminare rapidamente creando valore. Il risultato è che esistono pochi ricchi che si preoccupano primariamente di conservare il proprio patrimonio (nascondendolo alle Isole Vergini Britanniche o usandolo per speculare in giocattolose e spesso “sicure” scommesse finanziarie), e molti medio-poveri che “tirano a campare”, vedendo il proprio potere d’acquisto eroso ogni giorno, o peggio, pregando di non trovarsi in mezzo a una strada a 40 anni. Nel frattempo, milioni di euro vengono ogni giorno buttati in un enorme calderone statale dove vegeta – più o meno frustrata – una stanca e sregolata moltitudine.

Se questo è il pasto nudo (e lo è), non è difficile scriversi a penna una lista della spesa e mettersi all’opera. Ci provo io, pur non essendo un politico (nè di professione, nè wannabe):

  • Rendere facile l’apertura e la gestione di un’azienda
    Non è incredibile? Posso legalmente aprire una società negli USA via internet con 79$, mentre in Italia sono costretto a dimostrare di avere 10.000 euro di capitale sociale, spenderne almeno 2.000 di notaio, e infilarmi in un ginepraio di adempimenti burocratici e fiscali. Dov’è il problema di metter mano a questa materia? Quanto più entusiasmo ed energia si libererebbero con una revisione globale del diritto societario, e con una campagna di informazione/tutoraggio per affrontare il mercato libero?
  • Fare una seria legge per tutelare i pagamenti delle fatture
    Foss’anche facile ed economico aprire una società e mettersi sul mercato, bisogna prepararsi ad una esposizione finanziaria di almeno sei mesi, perchè in Italia, tra l’attesa dell’emissione dell’ordine, i normali 60/90 giorni di attesa, e i ritardi o i blocchi dei pagamenti, le fatture vengono pagate dopo 4 mesi se va bene. Ma spesso va male, e le fatture non vengono pagate affatto. Quanti imprenditori chiudono le loro società per problemi finanziari, anche se il bilancio dice che i soldi ci sarebbero? Troppi. E questo droga tutto: si fa dumping pur di vedere quattro soldi sporchi maledetti e subito, si mandano a casa i collaboratori perchè non ci sono soldi per pagarli, si ricorre alle banche impegnandosi anche le mutande, si passa la maggior parte del proprio tempo a risolvere problemi di soldi, anzichè concentrarsi sulla crescita del valore di ciò che si fa e si produce, e così via. Sarebbe ora di darsi da fare anche su questo, e regolamentare una materia fino ad ora in piena barbarie medioevale. Con maggiore serenità e un cash flow più sicuro, è evidente anche a un bambino che pian piano ci faremmo le ossa come imprenditori, imparando a rischiare e costruendo quel tessuto orizzontale di cui parlavo prima.
  • Tagliare gli sprechi
    Facile a dirsi, me ne rendo conto. Ma se non alziamo il tappeto per vedere cosa c’è sotto, cifre astronomiche continueranno a gonfiare il nostro debito fino a ridurci peggio della Grecia. Occorre scontentare molte persone, su questo non ci sono dubbi. Bisogna farlo in modo attento e illuminato. Ma è ora di trovare il modo di valutare i costi di ogni singolo bisturi e di ogni licenza di software, per capire dov’è che sono le emorragie. Poi se necessario si dovrà trovare anche il coraggio di privatizzare pezzi dello stato (ma non l’acqua, perdiana), magari con uno screening delle risorse umane per trovare il modo, tramite progetti di validi imprenditori, di farli tornare ad essere vitalmente partecipi del tessuto orizzontale di cui sopra.

3 Comments

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  1. Molto bello e molto vero ciò’ che scrivi.
    Circa l’immediata applicabilità, credo che, a partire dalla prima, il livello di difficoltà cresca di un ordine di grandezza dall’una all’altra.
    Il primo si risolve con un po’ di lavoro, nel cambio di qualche articolo e qualche regolamento.
    Il secondo è molto complesso. Di fatto si tratta di un mostro che ha almeno tre teste.
    Da una parte la inutilità delle vie legali per i ben noti tempi di risoluzione delle controversie in materia da parte della giustizia.
    Dall’altra parte esiste a parer mio un abuso di potere da parte delle grandi aziende che, con comportamenti scorretti nei tempi di pagamento dei fornitori (specie se piccoli, quindi più ricattabili come dicevi tu), usano questi ultimi come veri finanziatori a costo 0.
    Prova a vedere cosa succede quando il tuo provider di servizi telefonici non paga te piccolo imprenditore e quando tu non paghi la sua bolletta.
    La terza testa è la PA che di suo è responsabile di un tempo tra data fattura e pagamento che in media si attesta a circa 140 gg, molto peggio delle transazioni B2B. Che te lo dico a fare che i tempi medi tedeschi sono 25gg nel B2B e 40gg tra privato e PA.
    Non ho trovato evidenze di ciò’ su Internet ma un imprenditore un tempo mi disse che se in Germania vai lungo oltre x giorni, la Camera di Commercio esegue proprio un “delete from tab_azienda where codice RIA=’@@@@@’ ” sul suo DB. Credo quindi che occorrano anche sanzioni rapide ed efficaci in caso di inadempienza.
    Circa il terzo punto, non cedo si tratti di un processo di breve termine. Inoltre condivido quanto afferma un mio caro amico secondo il quale fare efficienza, paradossalmente, richiede investimenti.

  2. Ci butto anche:

    basta anticipi IVA
    E basta ritenute in busta

  3. “email (will not be published)” corsa

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